Ciampi, il Buongoverno e i cittadini

Cari viaggiatori,
sfogliando una vecchia moleskine ho ritrovato un pensiero di Carlo Azeglio Ciampi esposto a Siena, davanti al Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti, nel 2002. Il presidente della Repubblica dette un messaggio agli uomini politici di quel momento che è valido ancora oggi. “E’ un insegnamento importante per i governanti di tutti i tempi – disse puntando l’indice davanti a sé – Chiunque abbia responsabilità di pubblici uffici deve saper guardare lontano, deve saper lavorare anche per chi verrà dopo, nelle stesse cariche che oggi gli sono affidate. E non importa se il successore potrà essere di un’altra parte politica: la politica è l’arte di governare per il bene comune, in una giusta dialettica, protratta nel tempo, tra diverse parti e scuole di pensiero”. Vale per chi ha ruoli di guida ma è anche una raccomandazione per tutti i cittadini ai quali è richiesta la consapevolezza di far parte di una comunità di destino che va preservata con cura per affidarla, meglio di come l’abbiamo ereditata, a chi verrà dopo di noi.
Buon viaggio

22 commenti a “Ciampi, il Buongoverno e i cittadini

  1. Enrico Pellegrino

    Caro Stefano, il più grande errore (forse peccato) che abbiamo compiuto, è stato aver smesso di scandalizzarci, di sorprenderci quando gli insegnamenti ricevuti sono andati persi o dimenticati. Se li trattassimo come tratteremmo un tesoro dal valore inestimabile, saremmo tutti più ricchi.
    Enrico Pellegrino

  2. Gabriele

    Ogni cosa per essere fatta e fatta bene necessita di adeguate competenze e tanta passione. Anche i migliori insegnamenti senza tali requisiti perdono il loro valore.

  3. Pierfrancesco del Mercato

    Affermazione frutto di un grande senso dello stato.
    Ma se questo è vero, ed è vero, ne discende il dovere di denunziare all’opinione pubblica quanti politici non rispettano questa norma.
    A che serve infatti elogiare la virtù e codificarla se non si dà il proprio contributo perché venga rispettata?
    E giustamente il Gran Maestro richiama noi massoni a questo dovere.
    La buona amministrazione dello stato, che è il primo dovere di un politico, deve essere da noi seguira e controllata come fosse un bene nostro personale perché lo stato non è una entità terza, ma siamo noi tutti, ciascuno di noi.
    E chi danneggia lo stato danneggia ciascuno di noi. E chi deruba lo stato deruba ciascuno di noi.

  4. Massimo La Via

    Una bella riflessione e non da poco, questa. Caro GM, hai lanciato un bel macigno sull’etica politica e morale di tutti noi. Cerchiamo di individuare un percorso logico. Lo Statista ragione in funzione di tempi medio lunghi, vede il futuro e lo accompagna sapendo che deve lasciare il suo Paese in una condizione migliore di come l’ha trovato. Il politicante, invece, massimizza tutto e subito, il suo unico obiettivo è il potere e la potenziale razzia, elettorale, che può conseguire. Non progetta il futuro, si limita a raggiungere senza riserve etiche il futuro prossimo, la sua arma vincente non sono le idee o il disegno della società futura, ma il vecchi classico e millenario clientelismo. Invece, il futuro non va razziato nel presente, ma va progettato e accompagnato in tutti i campi della nostra società. Il nostro compito è quello di migliorare, non di disctruggere. Questo, per noi che siamo costruttori, ha un valore anche simbolico.
    Da antico Socialista sono legato al pensiero di Eduard Bernstein che già oltre un secolo fa rivolgeva l’attenzione ad un percorso graduale fatto di progressivi cambiamenti, itinerario che avrebbe dovuto occupare la socialdemocrazia nell’elaborazione teorica e nella formulazione di un programma di riforme. Il suo pensiero al proposito è sintetizzato nella sua massima “il movimento è tutto, il fine è nulla”.
    Ecco, il movimento presuppone che ci si muova verso l’orizzonte del futuro accompagnando la società, e i suoi attori, pensando alla tutela del diritto ed al benessere di tutti. Significa, soprattutto, avere chiaro il destino di una comunità e lavorare incessantemente al suo perseguimento. Il fine è nulla, perchè si esaurisce al suo compimento e lascia il futuro spoglio e senza speranze.

  5. Fabio B.

    La mia scuola di pensiero si rivolge a Benedetto Croce e Luigi Einaudi. Il bene comune come “visione” politica e della propria esistenza nell’affermazione dell’individuo secondo capacità e attitudini.

  6. Massimo Bianchi

    In questa citazione c’è tutto il pensiero di un grande italiano dedito al servizio della Repubblica con un senso alto dello Stato.
    Mi suscita due sentimenti:la nostalgia per un insegnamento che partiva dalla coerenza tra quello che si dice e quello che si fa.
    La malinconia perché oggi sembra essere scomparso lo spessore necessario a governare questo nostro grande e amato Paese.
    Credo che la frase riportata dal nostro GM dovrebbe servire per noi,che giurammo di”migliorare L’Umanita’”per un maggiore impegno a testimoniare nel mondo che chiamiamo profano e naturalmente nella Istituzione
    i Valori che ci rendono originali e diversi.
    Un tfa al GM e a tutti i Fratelli.

  7. Maurizio

    I diritti umani, derivanti dalla “Dichiarazione Universale dei diritti Umani” devono essere l’obbiettivo e l’impegno di tutte le parti sociali ed in particolare dei Politici i quali dovranno ispirare ogni loro azione al rispetto della persona e, aggiungerei, al rispetto del nostro Pianeta.

  8. Ottavio Spolidoro

    Gran Maestro
    Il tuo invito al viaggio di oggi è un dialogo perché, dove finiscono le virgolette alle parole di Ciampi, s’innesta il tuo pensiero, senza soluzione di continuità.
    Ed ecco Ciampi invitare a guardare lontano laddove la politica ora guarda solo all’oggi e, per inciso, già prima dell’emergenza, senza programmi, senza progetto scambiato d’amblet, per vetusta ideologia.
    Ed ecco ancora Ciampi invocare la giusta dialettica, ossia un dialogo improntato a doverosa parresia e, soprattutto, un lavoro fatto bene ora, per consentire di lavorare bene dopo; tesi che impongono sia il superamento per il bene comune di logiche partitiche sia un fortissimo senso dell’istituzione Stato.
    Un invito forte che dovrebbe indurre anche in noi uguale forza di appartenenza alla, perciò istituzione, del Grande Oriente d’Italia senza usare dubbi paralizzanti e formali, solo da pronunciare per stabilire confini e differenze con una sicurezza in chi dubita pari solo ad una certezza che per esser tale, nega in radice, lo stesso dubbio di cui si ci ammanta.
    Ed ancora Ciampi indicare il Lavoro posto dall’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale quale elemento fondante lo Stato laddove oggi è tradito e sottoposto, complice una politica incapace di progetto, a logiche finanziarie di mercato e… dopo Ciampi … ecco il nostro Gran Maestro che come il Presidente, pone una equivalenza forte, democratica, tra chi governa ed il popolo, comunità di destino, laddove invece, per ora, impera la democrazia elettorale.
    Imperituri ringraziamenti al Presidente Ciampi e grazie sempre al nostro Gran Maestro.

  9. L’evocazione storica del monito di Carlo Azeglio Ciampi congiunta alla pittura (storia tacente che si rivolge agli occhi) del Buon Governo del Lorenzetti sono oggi, purtroppo, entrambi ammutolite se non addirittura soffocate dalla disastrosa valanga di una decadenza culturale e che ha travolto anche le istituzioni, a tutti i livelli. Il Gran Maestro Bisi ha fatto bene a rievocarle nel segno di un impegno alla lungimiranza. Può essere lungimirante solo chi ha occhi sani e non è accecato da altri interessi o passioni. Per questo Ciampi precisò che la politica è un’arte e come tale vive del confronto dialettico e di elementi anche eterogenei. E l’arte non è appunto scienza. Perfino Aristotele lo aveva sostenuto in tempi non sospetti. Lungimiranza poi e per chi intende bene l’arte… può talvolta essere sinonimo se non effetto di illuminazione. Infatti le maggiori riforme negli Stati moderni avvennero durante l’Illuminismo con sovrani “illuminati”, quand’anche quel periodo fu definito “dispotismo illuminato”. Ciampi aveva allora altri interlocutori, altre erano le generazioni a lui contemporanee o precedenti.. Oggi, quel mondo, quelle parole e i rispettivi significati appaiono ad occhi di ciechi e parlano a orecchie di sordi. E anche questa miserevole condizione molti stentano a comprenderla e riconoscerla in tutta la sua pericolosità. È il tempo di ricostruire dalle macerie di quel mondo, solo se ne abbiamo la forza e il coraggio, proprio per lasciare a chi viene dopo ciò che riusciremo a strappare all’ inesorabile distruzione della decadenza in atto. Tanto Ciampi, quanto soprattutto Bisi ci vogliono ricordare che siamo adesso, non domani, testimoni di una condizione storica, pur nella sua oscura negatività, di eccezione. Quindi il bisogno di luce, lungimiranza e critica (illuminista) si fa sempre più forte. Buon lavoro.

    • Marco Tupponi

      Giustissimo e nobilissimo il pensiero di Ciampi, peccato il popolo spesso, volendo tutto e subito e con poco sforzo, segue più il canto delle sirene che la saggezza di alcuni
      La nostra Istituzione può e deve fare la differenza vista l’eticità che ci contraddistingue.
      Venerabilissimo Gran Maestro, lo fai già, ma sempre più dobbiamo entrare nella Società Civile e Politica per dare il nostro contributo etico, ma anche di competenza.
      A presto per riabbracciarci tutti dal vivo

  10. luca salimbeni

    Ill.mo w Ven.mo GM, le sue parole su Azeglio Ciampi, amatissimo e rimpianto, sono illuminanti. Ha insegnato che la Costituzione è un insieme di valori, non scritti solo in un testo cartaceo, ma innanzi tutto nella storia del passato e del presente del popolo italiano. In questa ottica, credo che ci abbia lasciato un compito per tutti noi: deve essere fatta conoscere in misura maggiore, spiegata nella sua validità del suo messaggio soprattutto ai giovani. Deve essere fatta conoscere, come il Presidente ha fatto, perchè dà a tutti noi l’opposto di un messaggio nichilistico. Il suo è un messaggio ricco di valori, sostanzioso e lungimirante nello stesso tempo, dove circola fecondante un’etica della responsabilità della amministrazione della “res publicae”, in cui viene,con la sua figura, contrastato con fermezza l’annientamento dei valori, il ridurre le norme giuridiche a dei vasi vuoti riempibili di ogni contenuto, prescindendo da ciò che il legislatore vi ha inserito. In questa cornice si inserisce la figura del cittadino che “deve farsi stato”, con la partecipazione attiva alla vita politico economica del paese. Se la legge è un contenitore, se tutto è solo procedura, ciò che interessa allora è solo l’osservanza di una rigorosa e corretta procedura. Invece, noi dobbiamo costruire come cittadino-stato, una nazione che abbia fondamenta solide che,come il Presidente ci ha insegnato, possiamo ritrovarle nei perenni valori costituzionali. Altra suo insegnamento è la esortazione alla CONCORDIA e alla PACIFICAZIONE NAZIONALE con l’invito a tutti gli italiani ad anteporre i valori nazionali su quelli individuali. Concordia e RISCATTO, con la sua appassionata difesa della Costituzione “nel cui testo vive lo spirito della Resistenza”. Una memoria condivisa. Il suo è un insegnamento sul riscatto della patria, della concordia in nome della unità nazionale. Con il Tfa Luca Salimbeni

  11. Umberto

    ” … io sostento me e la mia famiglia dì per dì, insegnando e scrivendo filosofia. Se il lavoro mi frutta l’indipendenza, il milione mi è di soverchio. Voi scrivete che tutto sarebbe fatto cheto in Roma, senza che altri ne sappia. E non lo saprei io? I banchieri possono lasciare la loro coscienza a piè delle Alpi, e ripigliarsela al ritorno, ma io la porto dovunque, perché là dentro ci sono gli ultimi ideali che ho potuto salvare dalla delusioni.
    Voi scrivete che è opera di buon cittadino questa mediazione; ed io vi dico che è opera di onest’uomo non far mai ciò che si ha bisogno di tacere e di coprire” (Giovanni Bovio, in risposta ad un tentativo di corruzione da parte di un banchiere francese).
    E sortisce con forza il concetto di etica e di coscienza.

  12. Enzo Neri

    Nell’ottocento il solo fallire l’uomo si sparava per il disonore. Oggi si è diffusa l’amoralita’ lo spasmodico impegno per il potere, ed io ormai ottantenne spero nel ravvidamento e l’impegno di procedere sulla via della virtù, spero che non guardino più l’altro quadro del Lorenzetti del cattivo governo a cui traggono ispirazione. Grazie venerabilissimo GM di averci ricordato le parole di un grande livornese: Ciampi.

  13. Andrea Galli

    Mi permetto di aggiungere un riferimento ad un requisito fondamentale che deve possedere tanto il governante quanto il cittadino, ovvero il “senso civico”, il cui spirito e contenuto si adatta al pensiero di oggi.
    Avere senso civico significa essere consapevoli di far parte di una collettività, di essere in stretta correlazione con altri esseri umani e in qualche modo anche di dipendere da loro.
    Avere senso civico significa rispettare gli altri, il gruppo ed avvertire il senso di responsabilità oltre che di appartenenza.
    Il senso civico si manifesta principalmente rispettando “la cosa pubblica”, perché – appunto – chi arriva dopo di noi possa farne uso allo stesso modo e con lo stesso decoro.

  14. Fiorenzo Belelli

    Al tempo attuale, dove la politica è basata sulla rincorsa del consenso a breve termine e spesso a qualunque costo, questo discorso di Ciampi sembra pronunciato da un alieno. Invece era un grande Uomo ed è stato un grande Presidente della Repubblica, forse l’ultimo…

  15. Elio Cirimbelli

    Carissimo GVM , carissimi Fratelli ,
    ,,Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”.
    Alcide De Gasperi
    Frase storica di un illustre politico e statista, che sapeva guardare avanti.
    Purtroppo ora cè solo la caccia al consenso immediato e non si guarda oltre al proprio naso.
    Buon cammino e cuori uniti!
    Elio Cirimbelli

  16. Pasquale Cerofolini

    Cari Viaggiatori e caro SGM ,

    fermo restando la valutazione dell’uomo Carlo Azeglio Ciampi come tutti Noi perfettibile e non perfetto , e prendendo invece a prestito le di Lui parole :
    ” … .. . Chiunque abbia responsabilità di pubblici uffici deve saper guardare lontano, deve saper lavorare anche per chi verrà dopo, ……… E non importa se il successore potrà essere di un’altra parte politica: ……..l’arte di governare per il bene comune, … …..” ,
    credo che le stesse(le parole espresse) , siano importanti perchè formanti e portanti una ‘ forza surrettizia della saggezza ‘ , che sempre deve essere presente nelle responsabilità morali e civili nel nostro vivere quotidiano , quale naturale comportamento acquisito , difficile ma non impossibile .

    Noi fratelli , nei nostri incontri rituali nell’Officina , sempre apriamo i lavori dicendoci
    di ‘ lavorare per il bene ed il progresso della Umanità elevando Templi alla Virtù e scavando oscure e profonde prigioni al Vizio’ ; bene , riflettiamo , sulla grandezza di questa nostra scuola , che frequentiamo grazie alla propria iniziazione , che poco ci chiede ma molto e tutto ci regala , dicendoci, quale è la Via da seguire per trovare quella ‘ forza surrettizia della saggezza ‘ .
    Siamo fortunati , siamo nel posto giusto , spero e speriamo solo di capire e interiorizzare bene , senza perdersi (cit. Dante . … mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita) .
    Un TFA vostro fratello Pasquale Cerofolini

  17. Aldo Cozzi

    Caro GM, anche con questo breve ricordo , ci poni di fronte al cammino della vita…e si perché chi, di noi impegnato nel pubblico, come lavoro, o come amministratore, mette in pratica quel pensiero…..chi di noi nel privato, mette in pratica lo stesso pensiero rivolto al rispetto di chi godrà dopo di lui del suo lavoro….a mio parere molto pochi. Nel pubblico vediamo operare per fare monumenti personali alla propria ignoranza….nel privato uguale….nella mia professione ad esempio quanti architetti non progettano che monumenti a se stessi….anziché fare ciò devono…..la risposta è’ una una…… purtroppo i piu’….Ad oggi i più guardano qualsivoglia successo, funzione , operato, come cosa loro, immortale , o alll’infinito…….chi pensa che ogni cosa , e’ un servizio, dal possesso, dall’amministrare , al comandare…..e poi , si ritorna a casa, e non si ha più nulla ….sono molto pochi ……Noi dovremmo imparare questo e darne l’esempio….e qui’ ritorniamo all’inizio, ci troviamo davanti ad una lunga strada ancora da percorrere…..E si che questo qualcuno ce lo dice da sempre , dandoci un tempo di inizio e di fine ” alfa- omega”….e non lo stiamo ancora imparando….

  18. Carlo Enrico Guardi

    Da giovane ho militato in Potere Operaio e volevo cambiare la società; da socialista poi, chiusa la parentesi “rivoluzionaria”, volevo riformarla ; nel 1985 sono entrato in massoneria e ho cercato di cambiare me stesso e ci sto ancora lavorando ma con quell’immenso piacere che la politica non potrà più darmi.

  19. valentini mario

    Carissimo Stefano, Gran Maestro,
    mi hai commosso nel raccontarci le cose dette dal Presidente della Repubblica tanti anni fa, nella tua Siena, difronte ad un’opera artistica meravigliosa anche per il messaggio sempre valido che trasmette agli umani: il buono e il cattivo governo.
    Il Presidente Ciampi fu autorevole rappresentante del Partito d’Azione e la sua salda cultura liberal democratica è stata una grande garanzia di rettitudine e di guida sicura per tutti gli italiani, oltreché di salvaguardia della laicità dello Stato.
    Egli, da vero democratico e liberale, con le sue semplici ma significative parole, richiama i fondamentali valori che sostanziano la politica e la democrazia. Sentire come una missione il ruolo politico di governare la collettività e tenere sempre conto che tale compito ti è stato assegnato dai cittadini, con il loro voto, e le tue decisioni debbono essere sempre orientate per il bene e a difesa degli interessi della tua comunità, del tuo Paese.
    Ugualmente, non ci può essere vera democrazia se non si ha la capacità e la consapevolezza di dover rispettare il tuo avversario politico. La democrazia, con i suoi valori, è antitetica al pensiero unico e alla presunzione di chi ritiene che se hai una idea diversa devi essere, comunque e sempre, discriminato e delegittimato.
    Con i nostri valori ci ritroviamo perfettamente con le parole del grande Presidente Ciampi.
    Un abbraccio fraterno
    Mario Valentini, Perugia

  20. Daniele Barone

    Chiunque abbia responsabilità di pubblici uffici deve saper guardare lontano, deve saper lavorare anche per chi verrà dopo, nelle stesse cariche..(..)” questo passaggio del monito di Carlo Azeglio Ciampi, mi fa pensare al senso dell’eredità professionale. A Chi e come lascerò e troverà il (mio) posto. La mia postazione, il mio osservatorio.
    Professione: professus, il participio passato Profiteri.. dichiarare apertamente. E nel contesto lavorativo è traducibile in “dichiarare apertamente la propria scelta di vita”.
    Questa dichiarazione aperta, è evidente, si rende efficace “nel pieno svolgimento delle funzioni”.
    Il ruolo della professione nell’istituzione pubblica è un servizio al cittadino. Cioè, ad un soggetto come me.
    Ecco la pienezza delle funzioni ha probabilmente a che fare con connotati e strumenti che prevedano le
    architetture dei bisogni, che sia inclusivo, che possa accettare il personalizzabile nel senso creativo, non esclusivista, non soggettivabile, altrimenti inutile. L’eredità di una rete intricata di sistemi che sono porzione di istituti ed enti diversi da quelli della pura psichiatria (ebbene sì faccio lo psichiatra, nessuno è perfetto) che insieme costituiscono la rete inclusiva dell’utente da riabilitare. Una rete che misura il progetto possibile. O probabile.
    Il lavoro è concertazione e partecipazione all’argamento della base operativa che necessariamente si rintraccia nel confronto tra responsabilità diverse per ruoli differenti. Con uno sguardo bifronte direi: da un lato il lavoro di rete, dall’altro l’utente da connettervi. dalla mia, so che dalla follìa più insidiosa alle prove di lavoro il passo è lungo, doloroso, e non per tutti. Di ricadute se ne contano, e dobbiamo mettere in conto le ferite nell’animo. Pure nel nostro. Incarnare la professione donerà noi stessi all’Altro. L’eredità è d’un tratto il senso del presente della professione stessa, è tramandare un metodo da poter trasformare per poter essere sempre funzionante, e che viva nei suoi strumenti, persone che severamente lavorino al Bene e al Progresso dell’Umanità.
    TFA, Daniele Barone

  21. Raffaele Macarone Palmieri

    Caro Stefano, Ti ringrazio per questo stimolo interessante che è proprio Tuo anche perché, essendo Senese, sei particolarmente sensibile alla Bellezza ed ai Significati dello splendido affresco della Sala dei Nove di Palazzo Pubblico che mi fece visitare mia figlia Priscilla, allora studente nella Università di Siena, dal titolo “Allegoria ed Effetti del Buono e Cattivo Governo”.

    Non mi sembra ora esagerato dire che necessitiamo di una modifica sostanziale nei rapporti tra Cittadin* e Governo – non forse oggi rappresentativo della volontà popolare – perché la presenza della crisi che viviamo si accompagna a multiple inquietudini.

    La nostra epoca richiede dei cambiamenti profondi a livello sociale e a livello individuale ed i “responsabili” politici hanno un ruolo di primo piano da giocare.

    Questo cambiamento richiede una metamorfosi dei nostri punti di riferimento, delle nostre rappresentatività e del nostro approccio ai problemi che sono ineluttabili, le cui soluzioni sono improcrastinabili, sono problemi complessi e fondamentali.

    Il ruolo crescente che ha la digitalizzazione nella nostra vita, e ne abbiamo avuto recente conferma in questo momento di restrizione delle nostre libertà – che assolutamente non contesto -, il galoppo on-line dei mestieri e delle imprese e la mondializzazione delle economie “accelerate” ridefiniscono le regole del gioco per i politici e per l’esercizio della democrazia.

    La nostra società italiana, vecchia e gerontocratica con una economia fino a qualche tempo fa fortemente influenzata dallo Stato o da potentati cosiddetti imprenditoriali –
    che condividevano gli utili e scaricavano allo Stato le casse integrazioni -, è chiamata oggi a transitare verso una società transnazionale, partecipativa, caratterizzata dalla circolazione istantanea della informazione e da
    un livello inedito di interdipendenza economica e politica, soprattutto per i Paesi, come il nostro, sofferenti per debolezza sia economica che politica che di propositività geopolitica: vedi il nostro silenzio nella gestione di una crisi, quella libica, a due passi da casa nostra.

    L’insieme di questi fattori facendo barcollare le “vecchie” regole squilibrano la società e contribuiscono ad una complessità sempre maggiore dei problemi; pertanto i nostri modelli di organizzazione e di pianificazione devono essere ripensati dal profondo.

    E qui, se abbiamo ben compreso il significato della parola “Citoyen” del 1789, dobbiamo riappropriarci del significato fondante e nobile del termine, molto spesso misconosciuto, e richiamare le coscienze per troppo tempo sopite, nell’ozio intellettuale, morale e fattuale dei campi di calcio e dei programmi dell’elettrodomestico che appiattiscono le circonvoluzioni cerebrali e le coscienze stesse.

    Questo potrà essere challenge e target della Massoneria nel nostro Paese, caro Stefano?

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