Il sospetto non è l’anticamera della verità ma della calunnia

Cari viaggiatori,

in queste ore si ricorda la figura del magistrato Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia nell’attentato di Capaci. Alcuni di coloro che oggi spendono parole di elogio per il magistrato non esprimevano gli stessi pensieri quando Falcone era in vita. Del giudice vogliamo ricordare un pensiero che dovrebbe far parte della cultura della legalità: “Il sospetto non è l’anticamera della verità ma della calunnia”.

Buon viaggio

15 commenti a “Il sospetto non è l’anticamera della verità ma della calunnia

  1. Giovanni Quattrone

    Molti di coloro che oggi celebrano la missione del dottor Falcone, allora sono stati critici e hanno contribuito a ostacolare il suo lavoro.
    Ricordo ancora quel pomeriggio, il caos, le sirene, gli elicotteri e l’odore acre dell’esplosivo.
    Tante calunnie sono servite per nascondere la verità, quella verità che potrebbe renderci liberi.
    Buona serata.

  2. Stefano Barsella

    R.mo GM,
    quanto avete scritto dovrebbe essere un punto di partenza per una riflessione ben più ampia sull’idea che intendiamo di società. Riflessione ancora più importante e significativa per noi Liberi Muratori che dovremmo riuscire a scorgere la bellezza al di la della forma contingente, al di la dell’apparenza.
    Questo non fa certo di noi dei portatori di verità, ma ci dovrebbe far essere aperti, permeabili, alle possibilità, al diverso da noi.
    Talvolta ci accusano di relativismo ma per noi non è tutto indistinto, la Libera Muratoria forma l’uomo a saper ponderare, a notare le distinzioni, a valutare le diverse gradazioni. Ecco, nel Barbiere di Siviglia la famosa aria “La Calunnia è un venticello..” è quanto mai attuale e quel venticello soffia spesso verso di noi, a noi spetta l’obbligo morale di non farci piegare da quel venefico soffio…
    Grazie per la riflessione e un quanto mai sentito a presto!

  3. Pierpaolo Q.

    Il sospetto è uno di quegli atti che connota e cade su chi lo ha piuttosto che su chi lo subisce. Nel viaggio esistono spazi per dubitare, di sé stessi innanzi tutto, di rado del percorso intrapreso.

  4. Gaetanino Molino

    Ho conosciuto persone che hanno ad ogni livello ostacolato Falcone e poi si sono riempite la bocca con “l’amico Giovanni”.
    Ricordo la bocciatura del CSM per la procura antimafia, la bocciatura
    dei suoi colleghi quando si presentò candidato al CSM.

    • Gabriele

      Il sospetto è l’anticamera della calunnia quando rimane tale anche se i fatti dimostrano che la verità è altra.

  5. Andrea Galli

    A quegli stessi signori che hanno così mutato il loro comportamento nei confronti di Falcone potremmo ricordare un’altra sua frase altrettanto significativa: “Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi, saremmo tutti bravi e irreprensibili.”

  6. Eugenio

    Un concetto cosi sintetico merita un commento altrettanto sintetico.
    La verita’ va cercata non costruita .

  7. Pasquale Cerofolini

    Carissimi Viaggiatori ,

    purtroppo in questa società , il velato sospetto è un incubo per chi lo subisce , che non ha paragoni con la gioia di una spietata verità assolutiva. Sospetto di colpa inesistente , che spesso mette l’innocente che lo subisce ad interrogare se stesso , quale sia realmente la verità . Terribile tutto ciò .

    TFA

  8. Massimo Bianchi

    Troppo facile commemorare i morti.Se potessero commentare quante partecipazioni”al dolore”verrebbero smentite.L’invidia verso Falcone mise forti radici in parte della casta di allora e in particolare
    tra alcuni suoi colleghi.Da tempo molte delle parole che si sprecano negli anniversari sono false e non veritiere.Il tema proposto dal GM mi appare di grande attualità e suscita opportune riflessioni.
    Grazie e tfa.

  9. salimbeni luca

    Ill.mo e Ven.mo GM, l’argomento da Lei proposto è interessantissimo e attualissimo. Soprattutto per me, strenuo e appassionato difensore delle figure degli eroi dei nostri tempi. Oggi la situazione si è totalmente rovesciata dai tempi di Falcone. I magistrati in lotta contro il crimine mafioso non sono più isolati come ai tempi di Falcone, anzi,spesso, sono sovente supermediatizzati, essi stessi materia di decine di pubblicazioni e apparizioni televisive. Si può intuire che abbiano voluto, con questa loro scelta, “vendicarsi” dei vari tentativi di delegittimazione inflitti loro dalla politica. Forse una specie di “autoglorificazione”, idea lontanissima dal pensiero di Falcone, che, invece, ha subito ,a suo danno , la cultura del sospetto e della deligittimazione (basti pensare alla nomina di Meli a Procuratore della Repubblica di Palermo a scapito di Falcone) e la nomina di Carnevale come giudice “ammazzasentenze”, in Cassazione per mitigare le sentenze del primo grande processo contro la mafia. E’ nata,cioè, una categoria inedita, trasversale e diffusa, di “protagonisti dell’antimafia”,fatta di combattenti ed ex combattenti di varie estrazioni e credibilità,che con la loro autorappresentazione sacrificale,a volte anche redditizia economicamente, finiscono per lanciare sul mercato una caricatura impoverita di quello che fu l’impegno disumano,totale e totalmente disinteressato, di Falcone. Falcone , che le antimafie confinate sui mass media non le avrebbe gradite. Neanche 28 anni fa. E’ stato l’unico magistrato, insieme a Borsellino,Caponnetto e Rocco Chinnici, che si sia occupato in modo continuo e con impegno assoluto contro Cosa Nostra. E l’unico in grado di comprendere e spiegare perchè la mafia siciliana costituisca un mondo logico, razionale,funzionale e implacabile più dello Stato, che invece si contorceva nell’instillare sospetti e infamie verso questi servitori dello Stato. Ma c’è di più: di fronte alla incapacità e alla mancanza di responsabilità dei governi dell’epoca, si è dovuto erigere a difensore di certi mafiosi contro lo Stato. Parlo dei pentiti la cui figura è stata dirompente arma per distruggere il potere mafioso. Ecco la situazione di questo “singolare” magistrato: meglio di chiunque altro può combattere la mafia perchè la conosce e la comprende. La mafia sistema di potere, articolazione del potere, metafora del potere, patologia del potere. La mafia che si fa Stato dove lo Stato è tragicamente assente. La mafia del sistema economico, implicata in attività illecite che possono essere sfruttate metodicamente. La mafia dei “colletti bianchi”, quella che denigra ed infama chi la combatte grazie alle sue allusioni, alle sue vergognose bugie che fanno dubitare delle persone oneste,volutamente, per indebolire e far accantonare chi la combatte in modo specchiato e con poche parole e molti fatti. I professionisti dell’antimafia per dirla, al contrario, di Sciascia. Per concludere, Le racconto un particolare: nel grande atrio della Scuola dello FBI, a Quantico, in Virginia, c’è un suo busto in bronzo. Lo hanno messo lì, proprio in quel punto, perchè gli Allievi che vogliono diventare agenti speciali, devono passare davanti a Giovanni Falcone, almeno due volte al giorno. Per rendere onore ad un GRANDE ITALIANO.
    “La mia vita non vale un bottone della mia giacca se non è spesa per la giustizia”. G. Falcone.
    Con il Tfa Luca Salimbeni

  10. Umberto

    Falcone ha dimostrato di essere un magistrato che ha onorato la toga perché non cercava le prove dei suoi “sospetti” ma dei fatti che costituissero reati. Ed è stato uno di quei magistrati che denunziò per calunnia un “pentito”.
    E che non fosse uno dei professionisti dell’antimafia di sciasciana memoria lo dimostra il fatto che i suoi colleghi del CSM non l’hanno mai premiato, anzi.

  11. Mario Galdieri

    Due i temi trattati: il sospetto e la calunnia, la ricorrenza della morte di Giovanni Falcone.
    Sul primo nutro opinioni simbiotiche con quelle espresse dal bravo fr:. Stefano Barsella, non potrei aggiungere altro senza ripetizioni.
    Sul secondo, potrebbe sembrare il mio un intervento fuori tema, ma, dal mio sommesso punto di vista non lo è: lo Stato basa la sua esistenza sulla divisione dei poteri. Quando si crea una disfunzionalitá, dove un potere tenta di invadere le competenze di un altro, oppure quando un potere è “affascinato” dalle prerogative dell’altro, si crea un corto circuito dalle conseguenze devastanti per la Democrazia. Nel mio pensiero Falcone è una vittima della mafia, in un sistema – sempre più retto dal sospetto e dalla calunnia – che stava cortocircuitando. Ad occhi attenti, oggi, tutto ciò potrebbe apparire evidente.

  12. Raffaele Macarone Palmieri

    L’affermazione del giudice Falcone, carissimo Stefano, che tu hai proposto, o forse riproposto nel tempo, mi ha fatto riflettere a lungo perché ha introdotto sì un messaggio a prima vista facilmente condivisibile ma allo stesso tempo pone all’ attenzione tre parole formidabili con le quali ci confrontiamo spesso e tra noi stessi nella quotidianità profana, che però meno spesso profferiamo: verità, sospetto e calunnia.

    Andando per gradi, mi sono detto, s’impone dapprima una riflessione sulla verità giudiziaria di cui parla il dottor Falcone e che, secondo me, non ha le caratteristiche della verità metafisica, perché necessita di una ricerca e di una visione dinamica e profonda da parte dell’Uomo di Legge e costituisce una forma di saggezza non dogmatica e fissa ma necessita di una tensione forte verso soluzioni meglio adattate al momento storico-etico-culturale e sociale dell’umanità. La verità giudiziaria quindi è il frutto di una gestazione continua della vita umana che vi cresce dentro, senza dimenticare che la giustizia esiste per arbitrare, sanzionare e ovviamente affermare la verità stessa che viene valutata, pertanto, da diversi punti di vista e angoli di osservazione.

    Da Socrate e Platone in poi, della ricerca della verità l’uomo ne ha ha fatto un costante obbligo, come non ricordare il fantastico affresco di Raffaello Sanzio – a questo proposito – la ‘Scuola di Atene’ esposto nelle Stanze Vaticane dove figurano i 3 grandi Maestri della filosofia dell’antichità occidentale e Padri della Metafisica.
    L’opposizione dei 3 grandi Maestri all’altra tradizione preesistente, l’Empirismo, di cui i Sofisti erano i principali rappresentanti – se i miei ricordi del l Liceo non mi ingannano – si basava sul fatto che l’Uomo dovesse costituire, piuttosto che la Natura, l’oggetto privilegiato della speculazione, elaborando una nuova concezione, radicalmente diversa, della felicità e della giustizia.
    l Sofisti fanno della verità una semplice questione di opinione e della giustizia una semplice questione di convenzione, mentre per Socrate sono valori assoluti, con la felicità che risulta dalla contemplazione della verità che è immutabile e dalla sua applicazione nell’azione morale e nella politica.
    Platone a sua volta crea la ‘ teoria delle idee ‘ per cui il reale non solo non è riducibile alle sue manifestazioni sensibili ma la realtà sensibile partecipa ad una realtà intellegibile superiore con cui determina un flusso bidirezionale; pertanto, se le idee sono realtà eterne ed immutabili, l’anima che è nell’uomo e che permette di riconoscerle deve essere della stessa natura. L’ anima quindi si distingue dal corpo, nel quale dimora come in una prigione o in una tomba.
    La felicità suppone infine distacco dai beni materiali, mentre rimanerne attaccati impedisce di nutrire l’anima con i beni spirituali che le sono propri, impedisce anche la contemplazione della verità e della giustizia, che è un valore politico: infatti la disposizione armoniosa delle parti dell’anima deve esteriorizzarsi e divenire la disposizione armoniosa delle classi sociali.
    La Metafisica non è soltanto una ontologia, intesa come una teoria dell’Essere, seguendo la quale la realtà non si riduce soltanto alle sue manifestazioni sensibili, è ugualmente una conoscenza per cui accanto alle verità empiriche, particolari e contingenti, esistono delle verità universali e necessarie la cui ricerca e apprendimento sono decisivi per chi vuole comprendere il senso dell’esistenza e comportarsi ragionevolmente. E’ dunque etica ed anche politica seguendo le quali, nonostante i valori relativi ad ogni cultura, esistono dei valori assoluti che uomini di buon senso e di buona volontà possono riconoscere e seguire liberamente.

    La logica del sospetto presenta un carattere paradossale, perché se la verità, come abbiamo detto, è onesta e virtuosa, nasconderebbe nell’ombra una duplicità per cui potrebbe contenere allo stesso modo anche menzogne e spigolosità urticanti. Ma se la via della ragione è la sola via corretta, questa prevarrà sul sospetto dimostrando che porterà alla verità.

    La calunnia, infine, comporta una critica magnificata e bugiarda, inventata con il disegno di nuocere alla reputazione e all’onore di qualcuno, di fare intenzionalmente del male con malvagità. E’ odiosa.
    Lascia delle tracce nell’opinione della gente…ricordiamo il “Calunniate, calunniate, ne resterà sempre qualcosa” come scriveva P.A. Caron de Beaumarchais ne ‘La Prévention Inutile’ poi magistralmente ed indimenticabilmente musicata da Rossini ne ‘Il Barbiere di Siviglia’ con la famosissima aria ” La calunnia è un venticello…”.
    La calunnia, però, è smascherabile, come ?… con calma, non recriminando, limitandosi ad opporre, senza affermazioni superflue, ‘quello che è, da quello che non è’, lasciando all’altro la collera e le ingiurie, mantenendo il ruolo della vera forza d’animo: quello della dignità e della moderazione.

    Il giuoco perverso tra verità, sospetto e calunnia è, o meglio, dovrebbe essere più facilmente dipanabile da un Viaggiatore di questa rubrica e dai Fratelli Massoni, anche se, debbo ammetterlo con me stesso e con Voi, recentemente ho avuto difficoltà a reagire come avrei dovuto, perdendo il necessario controllo, davanti ad accuse forse non proprio calunniose ma estremamente provocatorie fattemi da una persona di genere femminile iniziata in altre Istituzioni.
    Di tale reazione comportamentale impropria mi scuso con me stesso e conseguentemente con l’altra persona.

  13. Gaetano Rosato

    Venerabilissimo Gran Maestro,
    la grandezza del giudice Falcone credo che venga sempre di più ingigantita dai fatti incontrovertibili di cui veniamo a conoscenza ogni giorno riguardanti alcuni magistrati di oggi.
    E proprio oggi stesso, un famoso magistrato ha provveduto ad arricchire la sua personale e lunga collana di esternazioni, che costituiscono autentiche perle che fanno rabbrividire, affermando che “L’errore italiano è stato sempre quello di dire aspettiamo le sentenze”.

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