La foto nello specchio

Cari viaggiatori,

nel 2006 la rivista Time mise in copertina uno specchio. Ogni lettore poteva mettere la sua foto e autoproclamarsi personaggio dell’anno. Una idea un po’ narcisistica si dirà ma forse non è proprio così. Ad esempio servirebbe ora quella pagina con lo specchio come esame di coscienza: se in questa fase di emergenza ci siamo comportati bene mettiamo la nostra foto; se non siamo stati rispettosi delle regole sanitarie niente immagine perchè non ce lo siamo meritati. I cittadini sono stati bravi, quelli italiani di nascita e quelli di residenza.

E “sorprende” la “sorpresa” di molti che si sono “sorpresi” per il loro comportamento. Giovani e meno giovani, bianchi e neri, e coloro che hanno gli occhi a mandorla, sono stati bravi e responsabili cittadini. Proprio da Prato, dove vivono cinquantamila cinesi, è arrivato l’esempio per chi è italiano da generazioni. Si sono chiusi in casa a fine dicembre e ci sono rimasti. Cominciano ad uscire ora con tutte le precauzioni. E a Prato, dove si temeva la catastrofe sanitaria, si sono registrati pochissimi casi di coronavirus. I cinesi di Prato possono mettere la loro foto nello specchio della copertina.

Buon viaggio

8 commenti a “La foto nello specchio

  1. Massimo Frana

    Purtroppo, per l’irresponsabilità di molti adesso si rischia di veder vanificati tanti sacrifici. Lentamente torniamo a una quasi normalità e la prudenza, la responsabilità dovrebbero essere d’obbligo. Bisognerebbe tornare a costruire e invece, ancora demagogia e polemiche sterili. Spero che la gente, gli italiani lascino perdere i soliti pifferai magici e si rimbocchino le maniche, come hanno sempre saputo fare.

  2. Marcello Mersi

    Proprio così, carissimo G.M., loro possono davvero mettere la foto nello specchio e andarne fieri. Comportamento ineccepibile e responsabile. Al contrario, molti italiani, specialmente al nord, non hanno avuto comportamenti corretti, forse sottovalutando la situazione che poi, in quelle zone, è stata drammatica e tragica, a cominciare dai politici e dagli Amministratori in primis. Un abbraccio forte a Te e a tutti i Viaggiatori.

  3. Andrea Galli

    Penso anche che molta gente, guardandosi riflessa in quello specchio, si debba domandare se abbia veramente imparato qualcosa di positivo da questa importantissima esperienza, come ad esempio quel cittadino che, intervistato oggi in tv, si stava lamentando dinanzi ad un’edicola perché doveva fare troppa fila…..per avere mascherine fornite dalla Regione che l’edicolante stava distribuendo gratuitamente. Spero tanto che sia un caso isolato, così come spero ancor di più che ognuno di noi abbia veramente migliorato il proprio io, al fine di poter migliorare questo mondo.

  4. Pasquale Cerofolini

    Cari Viaggiatori e Caro SGM ,

    01) lo specchio , quale immediatezza dell’apparire anzichè dell’essere ,
    02) lo specchio , quale immediatezza di pace e serenità con se stessi ,
    03) lo specchio , quale visione interiore accurata e operativa nella ricerca se necessaria di materiale da rimuovere e migliorare.

    Sapersi specchiare bene , non credo sia facile ma possibile , significa sentirsi cittadini del progresso e del bene per l’umanità e guadagnarsi in armonia la foto in ” copertina” .

    Buon Viaggio.

    Vostro Fr. Pasquale Cerofolini

  5. Gilberto Micaelli

    Come è difficile decidere se posso mettere la mia foto o no. Certo è che il messaggio del nostro G.M. Stefano ci costringe alla introspezione.

  6. Raffaele Macarone Palmieri

    Caro Stefano, buongiorno a Te e a tutti i Viaggiatori. Mi stavo guardando allo specchio stamani per una operazione per me odiosa, farmi la barba, e mi è venuto in mente che per millenni lo specchio abbia costituito un simbolo legato alla credenza che l’immagine riflessa contenga e quindi riveli l’essere della persona che viene mostrata, quindi noi stessi, e ci può indurre a due comportamenti diametralmente opposti: retrarci per non guardarci dentro o restare per parlarci e dirci la nostra verità del momento.

    Pablo Picasso domandò agli astanti una volta, non ricordo le parole precise ma il concetto era il seguente: chi vede la natura umana correttamente,,,il fotografo, lo specchio o il pittore? Immagino che volesse dire che il fotografo e lo specchio sono più o meno semplici proiezioni della figura umana, dei clichés superficiali mentre il pittore riproduce una immagine alla sua maniera, con il suo stile, e potrà accentuare i difetti nei suoi tratti deformandola o migliorare le forme esteriori con sapiente accortezza aggiustandola.

    Per tornare alle considerazioni che hai fatto, penso che lo specchio ci abbia rinviato immagini che ci fa vivere quotidianamente, anche senza pandemia da SARS-CoV-2, e cioè momenti estremamente positivi e momenti di estrema sofferenza, che vediamo riflessi e che segnano il nostro volto. Durante la pandemia, non ancora conclusa, i primi li abbiamo vissuti quando abbiamo viste riflesse le immagini di persone care o colleghi colpiti dal contagio che ne sono usciti anche se hanno attraversato un lungo periodo di vera e propria lotta per la vita, i secondi quando abbiamo rivisto i volti di altri che, tra le sofferenze, non ce l’hanno fatta e sono scomparsi. Oggi nello specchio vedo, in molti casi, comportamenti irresponsabili, arrogantemente ignoranti ma soprattutto irrispettosi verso gli altri con incivili e rumorose – il parlare concitato o urlare possono priettare le goccioline ben oltre il metro, come lo starnuto – movide serali o dei fine settimana, senza i DPI ed il distanziamento sociale, aumentando così il rischio di una prematura recidiva del contagio, rendendo inutili le dure limitazioni alla libertà personale da tutti accettate molto civilmente.

    Recuperiamo e soprattutto facciamo recuperare, cari Viaggiatori, intelligenza, rispetto e coerenza.

  7. ottavio

    Lo specchio, nel terribile mito di Narciso.
    Lo specchio, come verifica del comportamento.
    Ora, alla fine della pandemia (speriamo) dobbiamo fare i conti con lo specchio.
    Per guardare,ricordare, considerare i nostri comportamenti durante questa pagina dura della nostra storia.
    Dal cd “distanziamento sociale” colto da ultimo anche dal filosofo Massimo Cacciari su L’Espresso dopo il nostro Gran Maestro. Tanti sono gli aspetti e c’è infine anche lo specchio che “attende invano” per coloro, e son tanti, che sono morti per questa pandemia. E, come sempre, c’è sempre un poeta che ci sovviene. Un poeta. Un grande Poeta
    Ecco “limiti” di J.L.Borges
    Di queste vie che inseguono il tramonto
    una ne avrò percorsa (non so quale)
    ormai l’ultima volta, indifferente
    e senza sospettarlo, sottomesso
    a chi ha fissato onnipotenti norme
    e una segreta e rigida misura
    per le ombre, per i sogni e le parvenze
    che stessono e intessono la vita.
    Se ad ogni cosa è un compimento e un limite
    e un’ultima volta e un mai più e un oblio,
    chi potrà dirci a chi, in questa casa,
    senza saperlo, abbiamo detto addio?
    Cessa la notte oltre il vetro già grigio
    e nel mucchio di libri che una tronca
    ombra distende sul vago scrittoio
    ce n’è qualcuno che non leggeremo.
    Esiste, verso sud, più di un portone
    consumato con vasi di terraglia
    e fichi d’india vietato al mio passo
    come se fosse una litografia.
    Hai richiuso per sempre qualche porta
    e c’è uno specchio che ti attende invano;
    ti illudi che sia aperto il crocevia
    ma lo sorveglia, quadrifronte, Giano.
    Fra tutti i tuoi ricordi ce n’è uno
    che si è perduto irreparabilmente;
    non ti vedrà tornare a quella fonte
    né il bianco sole né la gialla luna.
    Non ridirai ciò che cantò il persiano
    nella sua lingua di uccelli e di rose,
    quando alla sparsa luce del tramonto
    vorrai dire parole memorabili.
    E l’incessante Rodano e il lago,
    il mio ieri sul quale oggi mi chino?
    Tutto si perderà come Cartagine
    che a fuoco e a sale cancellò il latino.
    Credo nell’alba di udire un rumore
    concitato di folla che mi lascia;
    è tutto ciò che mi ha amato e scordato
    spazio e tempo e Borges m’abbandonano.
    Grazie Gran Maestro.
    Grazie compagni di viaggio.

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