Ma che mondo é

Carissimi viaggiatori,

quando ho visto quell’uomo che precipita dopo essersi aggrappato all’aereo ho detto: “Ma che mondo é”. E ogni volta che rivedo l’immagine ripeto quell’esclamazione che è anche una domanda.

Buon viaggio

5 commenti a “Ma che mondo é

  1. Carlo Spinatelli

    Carissimo GM Stefano, alla tua domanda l’unica affermazione che mi viene in mente è sempre la stessa: è un mondo basato sulla violenza. Mi guardo attorno e vedo tutto ciò che ha costrituo l’uomo basato sulla prevaricazione. Abbiamo modelli dalla nascita della storia di persone che hanno tentato di distrarre l’uomo dal suo intento bellicoso, ma a tutt’oggi i loro appelli cadono nel vuoto. Non ultimo la vita del dr Gino Strada. Anche la storia che ci viene insegnata nelle scuole si basa molto sulle guerre. Mi sono indignato quando il nostro Presidente, ad un anniversario della Unità Europea, ha sottolineato l’assenza per 70 anni di conflitti. Spero che l’Europa voglia esprimere altro. Non ci accorgiamo che tutt’ora la nostra vita si basa su una prevaricazine continua, sia su altri uomini sia sull’ambiente. Quest’ultima battaglia sarà persa, ne usciremo sconfitti perchè la natura modellerà il suo divenire in un assetto diverso, ma a lei indifferente perchè l’energia continuerà a scorrere. Possiamo fare molto, ma bisogna togliere il comando a questa economia basata sulla MASSIMIZZAZIONE del profitto. Primo vero male delle nostre società.
    Non mi dilungo su questo aspetto e ritorno su quello inerente alla nostra umanità. Sentire oggi il presidente democratico Biden affermare che gli Americani erano in Afghanistan non per costruire una nazione democratica, ma per sconfiggere il terrorismo, lascia attoniti. Come si può pensare di sconfiggere la violenza se non costruiamo cittadini. Noi ne dovremmo sapere qualcosa. Infine penso che abbandonare con le ambasciate questo paese sia la vera sconfitta. Avremmo dovuto immaginare uno scenario di questo tipo e mettere in atto tutte le forze diplomatiche dietro l’Onu per rimanere e far sentire una vera politica di pacificazione.
    PS vorrei fare una previsione: i contatti diplomatici della Cina di oggi, sicuramente verranno sbandierati domani come un atto di speculazione, invece di stare accanto per costruire insieme.
    Scusate lo sfogo dovuto anche al caldo.
    Buona navigazione.

  2. Pasquale Cerofolini

    Caro Stefano ,
    Cari Viaggiatori ,

    il giorno che sapremo dara una risposta alla Tua domanda che é una ‘ nostra ‘ domanda , credo sará un giorno migliore di questi che stiamo vedendo e vivendo.

    Bandiere brandite all’insegna della civiltá dei diritti che si presentano a Noi , in un trasformismo continuo, dicendo tutto ed il contrario di tutto , in una indifferenza generale coperta ipocritamente all’unisono con belle parole e meravigliosi pensieri .

    Assenza di idee e di valori , realtá di pensiero vuoi conservatrici che progressiste , le quali si ‘ incartano fra loro ‘ nella loro volontá di volersi presentare e distinguersi nelle proposte.

    Cosa fare ? sinceramente una domanda che mi trova debole , impreparato ed arrabbiato .

    Credo necessario piú che mai , , il ‘ buon senso mondiale ‘ delle cose , sicuramente la ‘ semplicitá piú complicata ‘ che peró abbiamo il dovere e la responsabilitá di provare a ritrovare .

    Buon Viaggio Fraterno a tutti Voi.

    Vostro Pasquale

  3. Marcello Mersi

    Carissimo G.M., trovare la risposta alla tua domanda mi risulta assai difficile. Le immagini trasmesse sono ferite per l’intera umanità, sono veramente terrificanti! Mi domando e non trovo risposta, come si possa arrivare a vedere situazioni simili, l’uomo deve solo vergognarsi. Non ci sono altre parole. L’egoismo, l’arrivismo, la sete di potere, la sfrenata voglia di ottenere sempre di più, ci porta a tutto questo. Scusami carissimo G.M. e carissimi Viaggiatori, ma tutto ciò mi fa provare un profondo senso di vergogna!! Un abbraccio forte a Te e a tutti i Viaggiatori.

  4. Carissimo Gran Maestro Stefano Bisi,
    Carissimi Viaggiatori,
    Mi permetto di fare alcune osservazioni sull’ennesimo finale tragico di una realtà pensata non dai giusti, dai saggi, da donne e uomini di pace, ma da esseri viventi cinici, freddi calcolatori, acrobati fra il potere e la geopolitica.
    Penso che quella immagine, nella sua potente eloquenza, produrrà poco nelle menti accecate dalla sopraffazione e dal potere, ma sarà di mònito per la maggior parte dell’Umanità.
    Dovrebbe indurre alla riflessione di tutti noi esseri umani, affinché si affermi la possibilità di migliorare il nostro futuro, di sentire che siamo, tutti assieme, un’unica specie unita, nelle alterità di ciascuno, alle altre e alla Natura.
    L’evento tragico, in un periodo difficile per il mondo intero, potrebbe darci lo spunto per ripartire con la strada più faticosa che ha l’obiettivo comune del dialogos, della coesistenza rispettosa in un ecosistema che coinvolge tutti quanti, e della capacità di durata di tale azione. E’ nella durata che i fiumi carsici elevano l’umanità, la trasformano e la trasportano con gradualità verso l’umana fratellanza ed il rispetto di quanto ci è stato dato in custodia.
    Buon Viaggio Fraterno a tutti i Lettori,
    Geppi S.

  5. Raffaele Macarone Palmieri

    Domanda drammatica che costringe, caro Stefano, a fare considerazioni e riflessioni dolorose ma anche realistiche. Tutti noi abbiamo visto questi video con i “Falling Men”, aggrappati alle ruote degli aerei americani. questi uomini cadenti inevitabilmente precipitano nel vuoto e perdono la vita in una forma di suicidio consapevole e annunciato…
    Cosa può spingere un uomo a proporsi di perdere la cosa che ha di più caro, la vita, aggrappandosi alle ruote di un gigantesco quadrimotore a stelle e strisce in decollo, ci domandi. Cerco di dare in brevis la mia risposta, frutto anche della mia esperienza personale come chirurgo in War Hospital della International Committee of the Red Cross di Ginevra, dapprima in Cambogia ai tempi di Pol Pot ( ricordate il film The Killing Fields ? ) e poi a Quetta proprio in Afghanistan.
    Penso che in parte dipenda dalla società di provenienza e in parte dalla capacità di resistere e dalla forza d’animo del singolo.
    In tutta la società afghana le persone vogliono andarsene perché le condizioni di vita sono miserevoli, spaventose; dobbiamo immaginare che l’Afghanistan è un Paese in guerra da oltre 40 anni, la gente non sa cosa sia la pace. Tutti gli Afghani sanno maneggiare un kalashnikov, tutti conoscono gli esplosivi. E’ un Paese che si è costruito sulla guerra. Ci sono moltissime persone che, in quelle lande disperate, aspirano a vivere meglio, a vivere in pace prima ancora di godere di principi che noi riteniamo principali e fondanti di una vita comune, come libertà e democrazia.
    La guerra, che moltissimi di noi, non hanno vissuto direttamente ma che io ho avuto la ventura di condividere sul campo, riporta l’uomo indietro – seppur temporaneamente – nella scala qualitativa dei valori della vita, cari Viaggiatori!
    Poi il tormento esistenziale di alcuni li spinge, come in tempo di pace i suicidi, a fare gesti estremi per l’impossibilità di accettare una ancor più dura quotidianità.

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