Il ministro Giuli in visita alla lapide danneggiata

”È un atto di viltà che inorridisce la nostra coscienza repubblicana e che non deve rimanere impunito”. Alle 12.20 di oggi al monumento di Giacomo Matteotti sul lungotevere Arnaldo da Brescia a Roma, danneggiato per l’ennesima volta nella notte, arriva il ministro della Cultura Alessandro Giuli.

Pantalone scuro, giacca panna, camicia e cravatta, Giuli scende dall’auto, si avvicina in silenzio, osserva a lungo i buchi lasciati nella terra dalle targhe distrutte e vandalizzate dedicate al deputato socialista rapito qui e poi ucciso dalle squadracce fasciste il 10 giugno del ‘24.

Davanti al monumento di porfido, Giuli si inchina, spolvera a mano la lastra con il discorso che pronunciò Filippo Turati nel maggio del ‘25 (“Matteotti di noi fu il più giovane, il più prode, il più degno”), la bacia, si ferma un momento e dice: “Sono venuto di persona a rendermi conto di quello che è successo e spero che i responsabili vengano identificati”. A chi gli chiede “non è però la prima volta che succede…”, Giuli risponde: “Dovrebbe essere l’ultima”. Lo scrive repubblica.it


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