Piccini-Tucci, che botte

Pierluigi Piccini replica all’onnipresente assessore Enrico Tucci che lo aveva citato in una intervista a La Nazione.

Io sono ancora qui. E faccio domande.

Capisco che sia indigesto.
Soprattutto quando a parlare non è un potente, non è uno legato al governo di turno, non è un tecnico strapagato con slide e parole d’ordine. È Pierluigi Piccini.
Uno che, da assessore di campagna, si presenta ancora con le sue valigie piene di lavoro, di esperienze, di memoria politica e amministrativa.
Valigie che molti avrebbero voluto vedere sparire.
E invece sono ancora qui. Sempre pronte, mai svuotate, a riempirsi di nuove esperienze e nuovi rapporti.
Un errore strategico, il mio esserci ancora. Fastidioso. Come le domande che non si vogliono sentire.

Per esempio: qual è davvero il progetto per l’aeroporto di Ampugnano? E come si inserisce nello sviluppo della provincia?
Risposte? Nessuna. Ce ne hanno parlato più i giornali che i promotori.
È lo stesso schema della stazione dell’alta velocità: ci si accapiglia sul singolo pezzo senza avere il disegno d’insieme.
Il vero nodo è che non c’è un progetto di sviluppo chiaro, condiviso, riconoscibile per la provincia di Siena.
Solo spinte localistiche, visioni a corto raggio, nessuna regia.
Ampugnano, come la stazione, è solo il sintomo di questa assenza.

E guai a chiedere chiarimenti: parte subito il teatrino dell’indignazione.
Tucci non si offende perché il progetto è debole – quello lo sa anche lui – ma perché il Pd ha osato dare ragione a me.
Non a un centro studi, non a un editorialista. A Piccini.
Inaccettabile.

E poi la ciliegina: mi attribuisce pure la frase «Lo sapremo solo vivendo».
Magari l’ho detta. O forse no. Ma di sicuro non era una linea politica: era una constatazione amara.
Perché quando non si sa dove si va, si dice che “si vedrà”.
È il trionfo del pressapochismo mascherato da fiducia.

Io invece penso che la politica – quella vera – debba dire le cose come stanno.
Se si usano soldi pubblici, si dica chiaramente a chi servono e perché.
E se qualcuno si indispettisce, pazienza.
Io sono ancora qui.
Con le mie valigie. Piene.
E con la libertà di parlare. Non ho mai chiesto il permesso. Né comincerò ora.


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