Dazi, il commento di Folli

“A destra la confusione è notevole. Salvini ne ricava un’altra lezione su quanto sia inutile l’Ue: lascia intendere che se avessimo trattato da soli, in via bilaterale come il Regno Unito, avremmo spuntato accordi migliori. Niente di nuovo”. Così Stefano Folli su Repubblica descrivendo le reazioni del panorama politico italiano e non all’accordo Usa-Ue sui dazi: “Più attenta alle complessità del giorno dopo è la posizione della premier, a cui si aggrega il ministro degli Esteri Tajani. A palazzo Chigi si ritiene che l’intesa in Scozia poteva andare peggio e che molto c’è da fare per verificarla in tutti i dettagli. In altre parole, la percentuale del 15 per cento deve essere valutata se aggiuntiva o sostitutiva rispetto a precedenti balzelli. I vari ministri e gli esperti hanno un lungo lavoro da fare, insieme agli imprenditori, per capire dove intervenire per riaffermare un po’ dell’interesse italiano che la veloce trattativa Trump-von der Leyen ha sacrificato. Questo è un aspetto, peraltro molto rilevante, in cui il giudizio di merito sull’intesa precede la valutazione politica generale. Ma è chiaro che il governo di Roma non ha abbandonato la linea prudente, per cui lo sforzo consiste ancora nel salvare il salvabile, sfruttando i prossimi giorni e le settimane a venire. Più che di ottimismo – osserva Folli – si tratta di realismo in una situazione logicamente difficile. Chi attacca von der Leyen con toni assai aspri sono i partiti di opposizione: da Calenda a Renzi, ma soprattutto Elly Schlein, Conte e gli altri. Qui il tema è il cedimento europeo di fronte all’arroganza americana. Ed è curioso il paradosso che si è creato. A destra, a parte la Lega, Giorgia Meloni, che non fa parte della maggioranza, evita di assestare il colpo di grazia a una presidenza europea già gravemente indebolita. A sinistra invece si chiedono le dimissioni o comunque si considera esaurito il ciclo della baronessa tedesca. Certo, il rischio politico della vicenda, forse addirittura la certezza, è una crescente distanza fra le due sponde dell’Atlantico. Con evidenti riflessi sui problemi aperti, a cominciare dalla guerra in Ucraina e dal rapporto con Mosca di quel che resta dell’Unione. Forse – conclude – nell’Europa in crisi sta cominciando la stagione di Merz, espressione dei nuovi equilibri che mettono radici nelle capitali e a Bruxelles”.
 


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