Gianpalo Galli su Inpiu’ commenta l’accordo sui dazi.
I dazi sono un pessimo strumento di politica economica perché rappresentano un tentativo di scaricare su altri paesi i propri problemi. Da questo punto di vista, poco importa ciò che dicono gli economisti – che io condivido – e cioè che spesso i dazi fanno più male a chi li mette che a chi li subisce. Il messaggio politico è un messaggio di aggressività e di assoluta non curanza dei problemi altrui. Non solo: una volta che un grande paese quale gli Stati Uniti dà mostra di farne un uso del tutto disinvolto, si apre un vaso di Pandora perché tutti cercheranno di conquistare nuovi mercati per sostituire il mercato che viene meno; i mercati si affolleranno e questo potrà sfociare in richieste di protezioni e anche di nuovi dazi. La vicenda dei dazi fra Usa e Ue non finisce qui. L’Italia, al pari di tutti gli altri paesi, potrebbe essere invasa da merci cinesi o giapponesi o anche di altri paesi europei e questo richiederà – possiamo starne certi- interventi di politica economica, alla ricerca di nuovi e sconosciuti equilibri.
Però non bisogna esagerare. L’Europa è sopravvissuta al grande deprezzamento del dollaro che ebbe luogo fra il 2001 e il 2008, da 0,85 dollari per un euro nei primi mesi del 2001 a 1,58 nell’aprile del 2008: un deprezzamento del dollaro sull’euro dell’85%! Anche prescindendo dai valori estremi, negli anni fra il 2000 e il 2002 un euro costava fra 0,9 e 1,0 dollari. Poi iniziò il rapido deprezzamento e fra il 2007 e il 2014 il dollaro rimase costantemente sopra 1,30. E come ovvio, per i partner commerciali degli Usa un deprezzamento del dollaro del tot per cento è peggio di un dazio del tot per cento, dato che il deprezzamento equivale (all’incirca) a un dazio all’import più un sussidio all’export. Dunque, la nostra industria ce la farà anche questa volta. Il danno maggiore non è tanto il dazio in sé, ma l’incertezza che si è generata. L’ordine liberale multilaterale basato su regole, per quanto imperfette, non esiste più e non si sa da cosa verrà sostituito. Per ora vediamo soltanto la legge del più forte e dei suoi mutevoli umori.
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