La lunga marcia del riconoscimento

Francesco Lucrezi sul Riformista parla del dibattito sul riconoscimento della Palestina: “Si assiste da circa mezzo secolo – scrive l’editorialista – a un fenomeno molto strano, che chiamerei ‘la lunga marcia del riconoscimento’. Un’immagine che lo potrebbe illustrare è il famoso quadro di Pellizza da Volpedo, ‘Il Terzo Stato’, che ritrae la fiera avanzata di una massa di proletari alla giusta conquista del loro diritti. Nel nostro caso, l’avanzata è quella dei riconoscitori della Palestina. Prima del 1967, naturalmente, nessuno sognava di riconoscere una cosa che si chiamasse Palestina. Farlo non avrebbe significato nulla. Poi, però. uno dopo l’altro, diversi Paesi hanno cominciato a riconoscere lo ‘Stato di Palestina’. che, giuridicamente, ancora non esiste, ma non fa niente. In origine, a riconoscerlo furono solo i Paesi arabi, quelli comunisti e del cosiddetto Terzo Mondo. ma poi si sono aggiunti anche tanti Paesi europei e occidentali. Oggi su 193 Stati rappresentati all’Onu, ben 147 hanno riconosciuto la Palestina come Stato, ma il numero certamente salirà. Alla ‘lunga marcia’ si sono aggiunti. negli ultimi mesi, tanti altri improbabili ‘marciatori’: Regioni, Comuni, Università, assemblee di condominio. Non c’è giorno che l’elenco non cresca, come un fiume in piena. Resiste, asservito, nel fragile fortino dei ‘non riconoscitori’, un esiguo numero di Paesi al soldo dei sionisti, ma il loro destino è segnato. Non si può andare contro la storia, non si può arrestare la ‘lunga marcia’: anche loro, ineluttabilmente, si arrenderanno alla realtà. Riconosceranno. Ogni pignola domanda e puntualizzazione per esempio: cosa vuoi fare, da grande, Palestina? Vuoi vivere ‘accanto a’ o ‘al posto di’? Quali devono essere i tuoi confini? Dove vivranno i tuoi cittadini? apparirebbe del tutto fuori luogo, una nota stonata da guastafeste. Come per ogni ‘lunga marcia’, ciò che conta è solo la meta. L’obiettivo finale. Bisogna solo pazientare ancora un poco. Presto tutti, proprio tutti, avranno riconosciuto la Palestina, e ci sarà così ‘la fine della storia’ (quella vera, non quella fasulla che Fukuyama aveva visto nella caduta del Muro di Berlino). Sarà terminato ogni problema, ogni conflitto. ogni litigio. Sarà finalmente arrivato il giorno in cui il lupo giocherà con l’agnello e il fanciullo poserà la mano sul nido della vipera. Resterà solo da chiedere alla famosa Palestina – conclude – una volta stra-ri-conosciuta, se vorrà, alla fine, riconoscere sé stessa. Ma, ripeto, non è il caso di pignoleggiare”.
 


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