Paolo Mazzanti su InPiu’ parla di diritto allo studio.
Il caro-affitti nelle grandi città universitarie e, in Italia, soprattutto a Milano, è un problema serio se dalla frequenza di corsi di qualità dipende l’accesso a uguali opportunità e l’acquisizione di capacità che aprono la porta a una buona vita. Naturalmente, quello degli affitti per gli studenti è solo una parte del problema abitativo che affligge buona parte delle metropoli europee (ma anche delle città di media dimensione). Affrontare e risolvere questo problema è una sfida decisiva per le politiche urbane e sociali di oggi e dei prossimi decenni. L’ecosistema sociale urbano è perduto se le città sapranno attrarre solo i ricchi e i loro figli. E se le università cominceranno a perdere studenti, magari bravissimi ma non facoltosi.
Per affrontare almeno il problema dell’abitazione per gli studenti fuori sede non bastano gli investitori privati, che non trovano rendimenti soddisfacenti nella costruzione di alloggi-studentati, in zone accessibili con le metropolitane o i più celeri mezzi di superficie. I comuni devono fare la loro parte, azzerando gli oneri di urbanizzazione e il prezzo di vendita dei terreni (o degli edifici da demolire e/o ristrutturare allo scopo) e ridurre l’Imu sugli immobili destinati agli studenti. Lo Stato potrebbe ridurre la cedolare secca ai proprietari di tali immobili. Ma ci vuole anche l’intervento di fondazioni senza fine di lucro che si facciano carico di una parte degli oneri accessori e di capitali pazienti (fondi pensione o altri) che accettino di acquistare gli alloggi e affittarli a canone contenuto, quindi con rendimenti più bassi rispetto a quelli di mercato, ma certi nel tempo. Naturalmente, anche i costruttori, a fronte di costi ridotti, devono accettare rendimenti un po’ più contenuti di quelli che ottengono nell’edilizia “libera” (la cui ordinata e regolata continuazione pure dovrà essere garantita). Saranno però rendimenti resi meno rischiosi proprio dagli interventi dei capitali pazienti e delle fondazioni. Niente di radicalmente nuovo, figurarsi, ma un piccolo passo avanti.
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2 commenti a “Università e caro-affitti”