L’eventuale conquista di Mediobanca da parte di Mps “non sara’ devastante” per Piazzetta Cuccia”: l’istituto e’ stato “a lungo il custode del capitalismo italiano, ha partecipato ai grandi risanamenti industriali, ma oggi non esiste piu’ quel ruolo. L’investment banking pesa meno, c’e’ piu’ wealth management. L’operazione su Banca Generali va letta in questa direzione. Intesa Sanpaolo ha assunto quel ruolo di banca di sistema grazie anche al suo azionariato stabile”. Lo sottolinea Matteo Arpe, banchiere oggi rientrato nel cda di Banca Profilo e in passato direttore centrale Finanza di Mediobanca e ad di Capitalia, in una intervista alla Stampa dove analizza il momento del settore bancario italiano caratterizzato da numerose offerte pubbliche d’acquisto. Una offerta pubblica su Mediobanca 20 anni fa sarebbe stata impensabile, spiega: “Il mercato, la vigilanza, i manager e gli azionisti non lo avrebbero accettato”. Il sistema bancario sta vivendo una fase di trasformazione per diversi fattori (“evoluzione normativa, innovazione tecnologica e pressione strutturale sulla redditivita’”), aggiunge, ma “il vero punto di svolta e’ stato lo ‘sdoganamento’ delle operazioni non amichevoli, o comunque non concordate. Questo cambiamento ha dato una spinta alle aggregazioni e ha spostato in modo significativo il baricentro del potere decisionale verso gli azionisti, riducendo quello – a volte eccessivo – del management. E’ una dinamica fisiologica in un sistema maturo. Oggi decide il mercato, decide chi ha le azioni”.
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