Un tempo, quando le banche avevano ancora il fascino dei saloni di ingresso, il profumo del legno dei banconi e il direttore conosceva i nomi dei risparmiatori e degli imprenditori, esse svolgevano una funzione che si potrebbe definire senza retorica “sociale”.
Raccoglievano il risparmio delle famiglie – quello vero, fatto di sacrifici, libretti e conti postali – e lo indirizzavano là dove serviva a costruire: imprese, lavoro, sviluppo. Del pari le famiglie, ancor prima degli imprenditori, consideravano la banca – se non anche il direttore della filiale dove avevano i conti – un riferimento per scelte fondamentali.
In quell’epoca il bancario era anche un banchiere e viceversa, come ci ha insegnato Raffaele Mattioli, banchiere umanista che scriveva relazioni sulla gestione della Comit con l’intento di educare alla banca e non solo rendicontare un’operatività tecnica non facile da divulgare.
È una parte di un intervento pubblicato sulla newsletter Appunti curata da Stefano Feltri.
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