Sul listino bloccato, quel misterioso tabù del Pd toscano dove si gioca la madre di tutte le battaglie, per ora aleggia il grande “boh”. In realtà è un “boh” strategico, che serve a non trasformare la direzione regionale di giovedì nell’ennesimo psicodramma collettivo. Anzi: nella solita guerra fredda rottamata a colpi di correnti e controcorrenti. Il Pd, quando non decide, si divide. Quando decide, litiga.
Più chiaro invece il cielo sopra le deroghe. Il segretario regionale Emiliano Fossi pare orientato – raccontano i rumors – a concederne sei. Quattro agli assessori della giunta Giani: Monia Monni, Alessandra Nardini, Simone Bezzini e Leonardo Marras. I primi tre schleiniani certificati, l’ultimo riformista doc. Due, poi, ai consiglieri regionali-fabbriche di preferenze: il bonacciniano Antonio Mazzeo e il pistoiese ellyano Marco Niccolai. Per gli assessori peraltro vige il “lodo Ceccarelli”: se fai un giro da assessore e uno da consigliere, il Pd ti conta solo quello comodo. Come il caffè. Lo scrive Il Tirreno, che lancia in pista anche la pientina Stefania Lio, docente del liceo classico Piccolomini.
Scopri di più da Stefano Bisi
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Un commento a “Bezzini e Stefania Lio corrono per il Pd. E poi?”