Capretta al guinzaglio, proprietari multati

Al mercato ortofrutticolo del venerdì sono presenti alcuni banchi che vendono formaggi di propria produzione. Si tratta di aziende familiari. Padre e madre sono al banco e, viste le vacanze, hanno portato con loro la figlia di circa 8 anni. Ma a casa c’era anche un cucciolo di capra, rimasto senza mamma e quindi da allattare frequentemente. Hanno pensato di mettere un piccolo guinzaglio e affidarlo alla bambina mentre loro lavoravano.

Lo scrive La Gazzetta di Siena questo che sembra un pesce d’aprile fuori stagione.

Il regolamento comunale prevede una multa. I vigili hanno sanzionato con 160 euro.

Il fatto merita una riflessione. Ognuno faccia la propria.


Scopri di più da Stefano Bisi

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

3 commenti a “Capretta al guinzaglio, proprietari multati

  1. Marcello Mersi

    È una vergogna! Non credo che alla capretta sia stato fatto del male, tutt’altro. Da noi si “vedono i rugi e non si vedono i travi”!! Un abbraccio forte carissimo G.M.

  2. Ivano Zeppi

    La vicenda della capretta lattante portata al mercato ortofrutticolo del venerdì a Siena, e affidata a una bambina di otto anni dai genitori impegnati al banco dei formaggi, ha fatto rapidamente il giro delle cronache locali. Ma al di là di sorrisi e indignazione, come si spiega? Probabilmente il regolamento comunale è stato applicato con precisione chirurgica, sanzionando la famiglia con 160 euro per una fattispecie ben precisa: quella che nei testi normativi è definita “accattonaggio con animali”, una categoria pensata per impedire che cuccioli o animali in difficoltà vengano usati come richiamo o leva emotiva per attirare clienti o elemosine.

    Non si tratta di un reato penale, ma di un illecito amministrativo inserito nei regolamenti comunali sulla tutela e il benessere degli animali. Si fondano su leggi nazionali, come la n. 281 del 1991 sulla protezione degli animali domestici e la n. 189 del 2004 contro il maltrattamento, e su norme regionali, come la legge toscana n. 59 del 2009.

    Il problema è che queste norme locali sono di solito tassative e non prevedono eccezioni per chi abbia reali motivi di detenere un animale in contesto pubblico, non a fini pubblicitari. È il caso, ad esempio, di un allevatore che deve allattare un cucciolo più volte al giorno e non può lasciarlo a casa.

    Esistono, in altri ambiti, modelli che potrebbero ispirare una soluzione più elastica. Ad esempio, le autorizzazioni sanitarie rilasciate dalle ASL per fiere zootecniche o manifestazioni agricole, dove la presenza di animali è necessaria e certificata. In teoria, un regolamento comunale potrebbe prevedere una procedura semplice e preventiva per rilasciare deroghe temporanee a chi dimostri un’esigenza lavorativa o di benessere animale documentata.

    Nella pratica, però, la maggior parte dei comuni preferisce un divieto netto: facile da applicare e difficile da aggirare. Il risultato è che anche un episodio che a molti può sembrare “di lana caprina” finisce nel rigido binario di una norma nata per altri scopi, lasciando aperta la domanda su come conciliare tutela degli animali e buon senso amministrativo, senza trasformare ogni caso particolare in una piccola battaglia burocratica.

    Ivano Zeppi

  3. Buongiorno sono il proprietario della capretta il suo discorso non fa una piega perché hai vigili è stato spiegato il perché della capretta del nostro allevamento fosse con noi nel nostro banco con nostra figlia oltretutto un spazio che noi paghiamo x poter vendere i prodotti non poteva essere scambiato x accattonaggio !!!
    E devo dire che anche dí insegnamento per molti grandi e piccini che non conoscono le capre e la loro bellezza è capitato che qualche bambina ha allattato la capretta penso i. Bel ricordo x tutta la vita non capita spesso no!
    Caseificio mula di mula Francesco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *