Compaiono in antiche favole, resoconti storici, fotografie in bianco e nero, dipinti, tradizioni locali. E oggi, spesso a qualche secolo da quando sono germogliati, sono ancora al loro posto, ad abbellire il paesaggio. Sono i 165 alberi monumentali censiti nella Toscana, sulla base dell’ultimo elenco aggiornato del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.
Tante le storie legate a queste piante. La Cipressa sonora di Bagno a Ripoli (Firenze), per esempio, è chiamata così per la vicinanza a un’antica pista da ballo. Il gelso nero di Castiglion Alberti riporta l’orologio indietro agli inizi del ’900 quando nel Valdarno aretino si coltivata il baco da seta. E ancora, la quercia delle Streghe a Capannori (Lucca) che ispirò Pinocchio o la sequoia gemella più alta d’Italia, 54 metri, ospitata nel parco storico di Sammezzana, a Reggello (Firenze). Celebri, infine, gli iconici cipressi di Tomboli della Val D’Orcia, messi a cerchio dai cacciatori per attirare gli uccelli e oggi amatissimi dai turisti.
“Le generazioni passate avevano una visione lungimirante– il commento di Letizia Cesani, presidente di Coldiretti Toscana –: avevano ben compreso quanto fosse utile, funzionale e importante circondarsi di piante. Una lezione che a volte dimentichiamo. Con 21 alberi ogni 100 abitanti e 25 metri quadrati di verde pro capite, alle nostre città servono più alberi e giardini per rendere le aree urbanizzate più sicure e resilienti ma anche per abbattere di 1,5 gradi le temperature nelle città-forno. È necessario raddoppiare gli sforzi e investire di più nella manutenzione e della cura del patrimonio esistente”.
Tornando agli alberi monumentali, 49 di questi fossili viventi si trovano in provincia di Firenze, 41 nella provincia di Lucca, 21 nel Pratese, concentrati tutti a Montemurlo, che detiene il primato regionale, 14 in provincia di Livorno; poi Siena e Grosseto con 9 ciascuno; Pistoia e Pisa con 7 a testa. Non mancano i numeri record.
Tra i giganti svettano, per esempio, oltre alla già citata Sequoia Sempreverde del Castello di Sammezzana, il Pino Lambertiano di Villaombrosa che sfiora i 52 metri per una circonferenza di 837 mm, e l’Abete Bianco dell’Abetone con i suoi 46 metri. Tra i più vecchi, con 400 anni di età presunta, la quercia di Pienza menzionata nelle memorie storiche della battaglia di Monticchiello del 6 aprile 1944. Fra gli alberi censiti, 83 si trovano in ambienti extraurbani come boschi, parchi, orti botanici e giardini; 82 in contesto urbano. Non mancano gli esemplari rari (29), buona parte dei quali “custoditi” in orti botanici. Fra loro, il centenario Tiglio argentato e il cedro tibetano piantato nel 1822 che si trovano nell’orto botanico di Lucca. Lo scrive La Nazione.
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