Su Sigerico parla Piccini e basta

Per ora parla Pierluigi Piccini. Su Sigerico l’ex sindaco ha qualcosa da dire. Ecco il suo pensiero.

Giovedì 7 agosto, Siena era lenta e svuotata. Le saracinesche abbassate, il caldo che rimbalzava sulla pietra, i pochi passanti all’ombra stretta dei vicoli. In una sala del palazzo comunale, invece, l’aria era ferma ma densa: la Giunta si riuniva. All’ordine del giorno, un punto che non sembrava destinato a far rumore.

Poche righe, linguaggio tecnico, titoli lunghi e privi di pathos. Ma dentro quelle carte c’era un pezzo di futuro della città: l’estensione degli affidamenti a Sigerico Spa, società interamente controllata dal Comune, fino al 2055. Mobilità, sosta, bike sharing, bagni pubblici, riscossione delle entrate, perfino l’accoglienza turistica al Santa Maria della Scala.

La seduta scorre veloce, senza scontri. Il provvedimento passa, come fosse un atto ordinario. Nessun dibattito pubblico lo aveva preceduto, nessuna discussione in Consiglio, nessuna consultazione con i cittadini.

Eppure la sostanza è tutt’altro che ordinaria: trent’anni di affidamenti decisi oggi. La gestione della mobilità e della sosta bloccata fino al 31 dicembre 2055; la riscossione delle entrate prorogata al 2035, con possibilità di spingersi fino al 2045. Un orizzonte che attraversa almeno cinque futuri mandati amministrativi.

Sul piano formale, tutto è legale. Il Codice dei Contratti Pubblici consente l’affidamento in house, purché la società lavori quasi solo per il Comune e sia sottoposta a un controllo stretto. Ma la questione vera non è giuridica, è politica: chi governa oggi ha deciso di blindare per decenni servizi e risorse, senza chiedere se esistessero alternative migliori.

Con la delibera di agosto, Sigerico diventa una multiutility comunale. Tutto concentrato in un solo soggetto: dai parcheggi al galoppatoio, dai bagni pubblici ai servizi museali. Un modello che, invece di aprirsi al contributo di imprese locali, associazioni, università, preferisce l’accentramento comodo e autoreferenziale.

Il piano triennale di investimenti – 2,8 milioni di euro – racconta bene la logica che lo guida: la gran parte dei fondi va su parcheggi (Santa Caterina, Fagiolone, Fast Park), 300mila euro al galoppatoio, 100mila ai bagni pubblici. Nessun segnale di una strategia per la mobilità sostenibile o di un progetto organico per una Siena più accessibile e verde.

Sul Santa Maria della Scala, l’atto è ancora più eloquente: proroga dell’affidamento “alle stesse condizioni” fino al 2027, senza una parola su un piano culturale o turistico, senza indicazioni sulle competenze museali necessarie. Un passaggio burocratico che svuota di senso il più importante complesso culturale cittadino.

C’è poi un’altra ricaduta, meno discussa ma forse ancora più rilevante: l’allargamento delle competenze di Sigerico significa nuove assunzioni. Ma con quali criteri? E con quale trasparenza? Il timore diffuso è che la società diventi un “assumificio” parallelo, in cui il lavoro diventa strumento di consenso politico, fuori dai canali regolati dai concorsi pubblici.

Quando la riunione della Giunta si chiude, Siena resta fuori a scrollarsi di dosso il caldo. In piazza, nessuno sembra sapere che il futuro dei servizi pubblici è stato appena messo sotto chiave per i prossimi trent’anni. Nessun titolo a nove colonne, nessuna folla sotto il palazzo.

Eppure, in quelle stanze fresche e silenziose, si è consumata una scelta che segnerà la città a lungo. Un futuro deciso in agosto, quando la città guarda altrove, e che difficilmente potrà essere cambiato.


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