Il prossimo settembre, alla scuola dell’infanzia di Torrita di Siena, le bambine e i bambini iscritti alla prima classe indosseranno grembiuli gialli, verdi o rossi. L’amministrazione comunale ha deciso di regalarne uno a ciascun alunno, con l’obiettivo di superare la tradizionale distinzione di genere che per anni ha voluto grembiuli rosa per le femmine e azzurri per i maschi. Un’iniziativa già adottata da altre scuole toscane in passato, che torna ora ad accendere il dibattito. “Vogliamo promuovere un messaggio di uguaglianza e rispetto per l’individuo – spiega l’assessora all’Istruzione e vicesindaca Natascia Volpi –. I bambini sceglieranno il colore che preferiscono, senza condizionamenti culturali”. Per la collega con delega alle Pari Opportunità, Fabiana Caroni, si tratta di “un’azione piccola ma significativa: eliminare stereotipi fin dai primi anni di scuola è il primo passo verso una società più equa”. Nella scuola primaria torritese i grembiuli neri hanno già sostituito la vecchia distinzione di genere, un cambiamento accolto senza particolari polemiche. I nuovi grembiuli per l’infanzia saranno distribuiti nei primi giorni di settembre; le famiglie sono state avvisate per tempo. Il sindaco Giacomo Grazi, su Facebook, ha ringraziato le assessore e precisato: “Nessuno è obbligato a portare i grembiuli colorati. È solo un regalo. Da anni la scuola non impone più il rosa o l’azzurro”. Critiche invece dall’opposizione. Il capogruppo di Torrita Insieme Emmanuele Andreucci parla di “furore ideologico” e definisce l’iniziativa “un intervento che entra a gamba tesa in dinamiche naturali”. Secondo Andreucci, «un grembiule non può cambiare ciò che la natura ha stabilito” e c’è il rischio di introdurre in futuro “teorie pericolose” nelle scuole. Sulla stessa linea, Alida Damen giudica la misura «uno spot» e contesta il fatto che non siano stati coinvolti dirigente scolastico, organi di istituto e rappresentanti dei genitori, “gli unici titolati a decidere su materie di questa natura”. Fra entusiasmo e perplessità, l’iniziativa ha già acceso un vivace confronto pubblico, segno che anche un semplice grembiule può diventare simbolo di battaglie culturali più ampie. Anche sui social gli utenti si dividono tra chi sostiene che si tratti di una “bellissima iniziativa”, “un gesto gentile verso i bambini e le famiglie”, un “segno di democrazia da imitare e replicare anche in altre amministrazioni”, e chi si indigna invece parlando di “un’operazione ideologica”, una forzatura per “cercare di andare oltre quella che è la spontaneità di un bambino” e soprattutto uno spreco di risorse che danneggerà non solo la scuola ma soprattutto le famiglie già in difficoltà per i rincari dei materiali, costrette ora a cercare i grembiuli colorati di non facile reperibilità. Lo scrive La Nazione.
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Un commento a “I grembiuli all’asilo di Torrita”