Meteo, Luca Mercalli e i segnali da non ignorare. “Fra 50 anni vivremo peggio. Questa estate Il monito del climatologo: “Gli alberi? Sono il nostro scudo. Questa città ha costruito i primi termometri. Qui la politica nel Rinascimento appoggiava la scienza: ora c’è ancora tanto che si può fare”
“Che mondo sarà fra 50 anni? Fra mezzo secolo ci saremo ancora, però vivremo peggio. Per i nostri figli e nipoti un’estate come quella appena trascorsa sarà la norma, anzi sarà considerata fresca”. Luca Mercalli, climatologo e divulgatore scientifico lo scrive chiaro e tondo nel suo ultimo libro ’Breve storia del clima in Italia’ (Einaudi): il cambiamento climatico è realtà. Ed è granitico in numeri che passano anche da Firenze.
Mercalli, siamo una delle città più calde d’Italia. Perché?
“Essendo in una conca interna, lontano dal mare, Firenze storicamente mostra temperature elevate. Ma non si tratta di numeri record”.
C’è chi la supera?
“La temperatura massima nazionale è stata registrata a Siracusa nel 2021 con 48,8 gradi. Subito dopo c’è stata la Sardegna (a Jerzu ndr) con 48,2: questi sono i due poli del caldo italiano. I 41,4 gradi del 10 agosto a Firenze sono dati elevati, ma abbastanza comuni con le zone interne del Paese. Pensiamo che in Pianura Padana nell’agosto del 2017 si sono toccati i 43 gradi”.
Mal comune mezzo gaudio.
“Tutto il Mediterraneo è riscaldato e dal 2003 ha questa tendenza”.
Perché proprio dal 2003?
“È come una malattia, quella è la data in cui si è cominciata a palesare e adesso sta proseguendo in modo peggiore in tutta Europa. Ieri sono sono stati sforati i 42 gradi nella Francia meridionale”.
Quanto siamo consapevoli di questa malattia?
“Lo sono soprattutto le giovani generazioni, quelle nate già durante il cambiamento: sono inquiete rispetto al futuro. Purtroppo le generazioni adulte sono le più refrattarie a prendere coscienza che ci troviamo in un clima diventata patologico: c’è un continuo tentativo di negare e minimizzare. Dicono ’Mah sì, è sempre stato caldo’. Ma non guardano i numeri”. L’intervista è su La Nazione.
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