David Parenzo replica agli attacchi

Porte chiuse per raggiunta capienza, presenza delle forze dell’ordine e un clima teso ma partecipato. Si è svolta così, nella sala storica della Biblioteca comunale degli Intronati, la presentazione del volume “Lo scandalo Israele” di David Parenzo, inserita nel calendario delle iniziative legate alla Giornata della Memoria. In sala anche il sindaco Nicoletta Fabio. Nel suo intervento, il co-conduttore de La Zanzara ha affrontato i nodi più controversi del dibattito pubblico. «Sulla questione del genocidio se vogliamo essere garantisti con tutti, dobbiamo esserlo anche qui: ad oggi non c’è stata alcuna sentenza che dimostri l’esistenza di un genocidio – dichiara Parenzo -. Io penso invece che antisemitismo e antisionismo siamo due facce della stessa medaglia, perché lo Stato di Israele è lo Stato ebraico. Chi vuole la distruzione dello Stato di Israele, di fatto, non vuole che esista uno Stato ebraico. Io sostengo l’esistenza dello Stato di Israele e dello Stato palestinese, ma il futuro Stato palestinese dovrà essere uno Stato democratico». 

Il giornalista ha poi richiamato più volte il tema della libertà di parola e delle difficoltà crescenti nel tenere iniziative pubbliche su questi argomenti. «Ogni volta che presento il mio libro devo ringraziare le forze dell’ordine e chi mi invita, perché devono garantire questa possibilità – ribadisce Parenzo -. Questa, però, è una grande anomalia. Quando Montanari scrive nel suo libro che era giusto cacciare me e Molinari dall’Università (come è accaduto alla Sapienza), io ribadisco che non si dovrebbe mai essere contenti quando qualcuno viene messo a tacere. Quando vogliono, sono pronto a confrontarmi con il professor Montanari». Un passaggio è stato dedicato anche all’uso dei termini apartheid e memoria, con un richiamo alla specificità storica delle ricorrenze civili. «Dire, come Rula Jebreal, che in Israele vige l’apartheid è un uso improprio delle parole: ogni tragedia ha una sua specificità – commenta Parenzo -. La Giornata della Memoria non è per gli ebrei, ma per una nazione civile e democratica che ha consapevolezza della propria storia e del proprio futuro. Questo vale anche per il 25 aprile, che è la festa della liberazione dal nazifascismo, non da un governo contemporaneo». Lo scrive il Corriere di Siena.

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