Immunità. E la vita?

Cari viaggiatori,

una parola che va molto di moda in questo fase di emergenza è immunità. Al tema ha dedicato un libro il filosofo Roberto Esposito, che ci invita a riflettere sui rischi che l’immunizzazione fa correre: da una parte ci protegge e dall’altra snatura o addirittura nega la vita. Scrive che “oggi, sotto la pressione del virus, l’unico modo per le nostre società di salvarsi passa per la desocializzazione. E anche per il sacrificio di alcune libertà personali”. Poi Esposito si pone, e ci pone, una domanda: “Ma fino a quando ciò è possibile senza smarrire il significato più intenso della nostra esistenza, che è la vita di relazione?”

La sua risposta: “La stessa immunità che serve a salvare la vita potrebbe svuotarla di senso, sacrificando alla sopravvivenza ogni forma di vita”. E la nostra?

Buon viaggio

8 commenti a “Immunità. E la vita?

  1. Pasquale Cerofolini

    Cari Viaggiatori e caro SGM,
    è corretto , rendersi immuni per salvarsi la vita nel limite accettabile della non vita stessa ?
    Oppure , immunizzarsi da un problema può divenire un problema ?
    Abbiamo , in questo Blog , parlato di un uso sbagliato delle parole e della confusione del fare( es.: distanziamento sociale anzichè distanziamento fisico , il caos sull’uso e il non uso delle mascherine , sulla quarantena di 14 giorni o di 28 o 60 giorni , ecct. .. ) , tutte cose , che noi abbiamo in generale accettato nel loro rispetto regolatorio ondivago, per superare questo momento delicato .
    a)In una prima riflessione ho parlato e scritto della non correttta conoscenza etimologica dei termini usati e della incapacità .
    Oggi con il persistere dell’invito a rendere noi stessi immuni , sempre nel caos delle regole , intravedo una possibile forse , immunità salutare della mia vita , che mi crea però la rottura della barriera della difesa a “vivere “.
    b)In una attuale seconda riflessione , sto pensando se tutto quanto è volutamente voluto , per un fine a cui non ho ad oggi risposta.
    Mi sento solo di dire : facciamo attenzione.
    TAF
    Fr. Pasquale Cerofolini

  2. Ottavio Spolidoro

    Siamo nell’ambito della biopolitica. Il filosofo Roberto Esposito compie una lettura “orizzontale” dei termini biopolitica, tanato politica, immunità. Egli ritiene che ad esempio le politiche della immunità siano leggibili in senso di communitas ossia in senso orizzontale. Foucault, il filosofo francese che ne discusse ci sembra avesse indicato quella espressione del potere come quella di un kratos che non sfuggiva alla sua escatologica sorte e mansione producendo politiche che si imponevano sulla vita. Non entriamo in specialistiche discussioni ma tuttavia possiamo recuperare il senso della affermazione del filosofo Esposito come parte del suo ragionamento teso a ridare alla politica nuovo valore. Se questo è dobbiamo seguirlo quando egli pone l’immigrazione ed il corona virus sul piano orizzontale di communitas? E se si, come concludiamo in senso orizzontale sul chi decide sullo stato di eccezione recte sullo stato di emergenza? La difesa dagli altri e la difesa dal male posti sul piano orizzontale della communitas? E come decidiamo su Immune se seguiamo il suo piano orizzontale?
    In Cina è sorta la epidemia poi trasformatasi in pandemia; quanto ha inciso la natura del kratos di quel governo?
    E cosa invece è avvenuto in Italia?
    Il compasso, l’arco del ragionamento aperto da Esposito sulla “squadra” della biopolitica di communitas in senso orizzontale quali conclusioni ci consegna?
    Vasto programma.
    Grazie sempre al Gran Maestro per questi inviti alla riflessione.

  3. Aldo cozzi

    Caro G M , i giorni che viviamo , sono giorni importanti , solo per il fatto che ci pongono davanti a fatti che noi conosciamo bene , ma ci paiono degli elementi nuovi, misteriosi , e che se affrontati male o impropriamente ci costerebbero moltissimo…….un saggio stilita, o monaco , o…..massone , ci risponderebbe io credo così : non preoccupatevi, fate ciò che la natura chiede e vivrete con essa l’indivisa vita della terra. Affermo questo , perché l’uomo si e’ già separato dall’uomo per salvare la specie da epidemie, da complotti che la natura gli avrebbe composto….ricordiamo Venezia e la peste, i ghetti , voluti dai reclusi ….( vedi Masada) e tanto altro bel nostro passato a breve o no……la necessità di dividerci per un buono scopo pero’ e’ il primo passo, al quale non deve succedere il secondo…..e poi il terzo ecc….che ci porterebbero ad una vera divisione, diversificazione e poi alle inevitabili prevaricazioni dei diversi, piu’ forti o più deboli…….credo che avrete capito che si deve avere e ricercare anche in questo caso l’equilibrio….altrimenti tutto diventa pernicioso e va contro l’uomo stesso…..e qui ritorniamo all’eremita stilita….sicuramente equilibrato nonostante la sua scelta posta ad un eccesso……..

  4. Massimo

    Se l’uomo è per sua natura un animale sociale, questo virus ci condanna a uno stato disumanizzante. I nostri antenati trovarono nel Trecento una via per uscire da un tunnel simile, quello della peste. Fu l’Umanesimo, un radicale ripensamento dell’uomo alla luce dell’insegnamento che veniva a quegli uomini dalla riscoperta delle humanae litterae e del mondo classico. Abbiamo bisogno di nuovo Umanesimo, una “nuova armonia”, come fu quella vagheggiata da Owen e prima ancora, dal massone Bentham. Di quest’ultimo mi piace ricordare un brano sulla Felicità: ” Crea tutta la felicità che sei in grado di creare. Elimina tutta l’infelicità che sei in grado di eliminare. Ogni giorno di darà l’occasione, ti inviterà ad aggiungere qualcosa ai piaceri altrui, o a diminuire qualcosa delle loro sofferenze. E per ogni granello di gioia che seminerai nel petto di un altro, ti troverai un raccolto nel tuo petto, mentre ogni dispiacere che toglierai dai pensieri e sentimenti di un’altra creatura sarà sostituito da meravigliosa pace e gioia nel santuario della tua anima”.

  5. Massimo Frana

    Se l’uomo è per sua natura un animale sociale, questo virus ci condanna a uno stato disumanizzante. I nostri antenati trovarono nel Trecento una via per uscire da un tunnel simile, quello della peste. Fu l’Umanesimo, un radicale ripensamento dell’uomo alla luce dell’insegnamento che veniva a quegli uomini dalla riscoperta delle humanae litterae e del mondo classico. Abbiamo bisogno di nuovo Umanesimo, una “nuova armonia”, come fu quella vagheggiata da Owen e prima ancora, dal massone Bentham. Di quest’ultimo mi piace ricordare un brano sulla Felicità: ” Crea tutta la felicità che sei in grado di creare. Elimina tutta l’infelicità che sei in grado di eliminare. Ogni giorno di darà l’occasione, ti inviterà ad aggiungere qualcosa ai piaceri altrui, o a diminuire qualcosa delle loro sofferenze. E per ogni granello di gioia che seminerai nel petto di un altro, ti troverai un raccolto nel tuo petto, mentre ogni dispiacere che toglierai dai pensieri e sentimenti di un’altra creatura sarà sostituito da meravigliosa pace e gioia nel santuario della tua anima”.

  6. Massimo Bianchi

    Penso che siamo stati in molti a vivere con difficoltà i mesi dell’isolamento.
    Solitudine e la preoccupazione non solo sanitaria per il futuro hanno reso tristi le giornate.
    Per noi anziani ci è stata tolta una porzione dell’asticella della vita che ci rimane.
    Oggi percorriamo le strade sforzandoci di riconoscere le persone mascherate.I rapporti sono meno intensi e un senso di preoccupazione per il futuro si coglie facilmente.
    Non sono sicuro che questa sia solo una parentesi.
    Un saluto al GM e ai fratelli.

  7. salimbeni luca

    Ill.mo e Ven.mo GM, quanti pensieri e riflessioni suscitano in me questo argomento! In fondo, questa epidemia ha provocato in me un grande senso di autocritica. Ho capito che l’uomo è incessantemente impegnato a criticare coloro con i quali viene in contatto,a valutarli,ed intesse relazioni solo con persone che possono essergli favorevoli,che possono dargli un tornaconto,un interesse. Ci voleva il Covid per farci capire che stavamo andando verso una strada sbagliata,che comportandoci così avremmo bruciato la nostra esistenza,la nostra capacità di relazionarci con gli altri. Ora ci accorgiamo che abbiamo bisogno degli altri, di un nuovo modo di affrontare la vita che non sia solo egoismo o tornaconto. Abbiamo bisogno di calore umano,fraterno. Essere cioè DUTTILI e COMPRENSIVI significa superare questo esame di ricerca di tornaconto,di ricerca di persone che possono in qualche modo “aiutare”. Essere duttili e comprensivi significa abbandonare le proprie idee e le proprie convinzioni per comprendere quelle dei propri fratelli. In questo senso l’epidemia ci ha dato una mano. Ma che significa ” comprendere quelle dei propri fratelli”? Significa aprirsi a loro non per condannarli o criticarli a priori ma comprendere le loro ragioni. Il problema del mondo è un problema di relazioni: il covid lo ha messo bene in evidenza. La relazione non deve essere un motivo di isolamento ma di comunione. Per giungervi è necessaria un’ampia comprensione, una tolleranza senza limiti. Gli altri sono per noi come una sorta di specchio; essi possono su di noi solo ciò che noi permettiamo che possano. Ma non permettere nel senso di concedere,cioè come colui che ha una autorità e che accondiscende a qualche richiesta ma permettere nel senso che gli altri abbiano presa su di noi. Ciò rende le relazioni fra gli uomini altamente produttive ai fini della maturazione della coscienza individuale. Allora, è necessario inserire l’individualismo nel collettivismo,nel senso di assolvere strettamente i propri compiti ma lavorare per la collettività e non per profitto personale. In questo, ma solo in questo, si inserisce il dogma sanitario legislativo della immunità. Non creare cioè pericoli per il collettivo purtroppo anche a scapito della tua libertà personale. Ognuno ha un compito, una missione, rispetto alla collettività e il compito è non solo migliorare sè stesso ma anche aiutare gli altri. Prima del covid, l’intimo era un pò trascurato, con il risultato di un’assenza di originalità di pensiero e di una completa ignoranza di noi stessi: la pandemia in questo ci ha aiutato, a ritrovare nel silenzio, noi stessi,a riflettere sul senso della nostra vita. Solo coltivando la propria vita interiore l’uomo può impedire alla società di diventare un ingranaggio crudele e privo di qualsiasi sentimento. Tutti gli uomini ammirano chi ha compiuto azioni che si credono ispirate all’altruismo; esprimono la loro approvazione a chi credono abbia dimenticato sè stesso per il bene di un fratello. Nel mio mestiere capita sovente… Ma in questa approvazione è racchiuso il flebile consenso della coscienza,la segreta certezza “che quello è quanto tutti debbono fare”. Il covid ha permesso di discernere, per usare una espressione di Comte, la parte dell’ordine ( stai alle regole) da quella del progresso (cerchiamo di rinascere sperando nel vaccino). Ma entrambe le parti migliorano il mondo: esperienza acquisita (epidemia) unità alla volontà di migliorare le condizioni dei popoli (ripresa economica, ricerca scientifica). In conclusione, ritengo che di volta in volta ciò che è ricusato dall’idealismo o dal materialismo, dall’individualismo o dal collettivismo, dal naturalismoo dall’esistenzialismo, può essere essenziale a creare quelle magiche condizioni nelle quali il progresso dei popoli compie un enorme balzo in avanti, Basta coglierne le occasioni, anche quelle più tragiche come questa. Allora forse avremmo imparato qualcosa. Con il Tfa Luca Salimbeni

  8. Gaetano Rosato

    Venerabilissimo Gran Maestro,
    la modifica delle relazioni fra le persone, imposta allo scopo di proteggerle sul piano sanitario, si scontra e soccombe di fronte a quella forza che è l’immunità convinta di cui gode chi come noi, liberamente e consapevolmente, condivide un luogo contraddistinto da fiducia, da amore, da affinità d’animo, un luogo chiamato “Fratellanza”.
    Grazie infinite, sempre.

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