Bentornato

Riapro questo spazio di libertà dopo qualche anno.
Lo faccio proprio in questa fase della vita dell’umanità in cui tutto sembra crollare.
L’invito ad avere coraggio ci viene soprattutto dai bambini, che non smettono di sognare, e dagli anziani, che hanno vissuto i tempi della guerra.
Da bambini e anziani abbiamo da imparare la lezione del coraggio per superare la paura.

La foto nello specchio

Cari viaggiatori,

nel 2006 la rivista Time mise in copertina uno specchio. Ogni lettore poteva mettere la sua foto e autoproclamarsi personaggio dell’anno. Una idea un po’ narcisistica si dirà ma forse non è proprio così. Ad esempio servirebbe ora quella pagina con lo specchio come esame di coscienza: se in questa fase di emergenza ci siamo comportati bene mettiamo la nostra foto; se non siamo stati rispettosi delle regole sanitarie niente immagine perchè non ce lo siamo meritati.I cittadini sono stati bravi, quelli italiani di nascita e quelli di residenza.

E “sorprende” la “sorpresa” di molti che si sono “sorpresi” per il loro comportamento. Giovani e meno giovani, bianchi e neri, e coloro che hanno gli occhi a mandorla, sono stati bravi e responsabili cittadini. Proprio da Prato, dove vivono cinquantamila cinesi, è arrivato l’esempio per chi è italiano da generazioni. Si sono chiusi in casa a fine dicembre e ci sono rimasti. Cominciano ad uscire ora con tutte le precauzioni. E a Prato, dove si temeva la catastrofe sanitaria, si sono registrati pochissimi casi di coronavirus. I cinesi di Prato possono mettere la loro foto nello specchio della copertina.

Buon viaggio

Il pane per lo spirito

Cari viaggiatori,
più volte in questo blog ho scritto delle poche attenzioni rivolte al mondo della scuola durante l’emergenza coronavirus e dei colpevoli ritardi sulle riaperture di musei, biblioteche e centri culturali. Questi ultimi, per deplorevole dimenticanza di alcune Regioni, ancora non possono riprendere la loro attività in alcuni territori.
E occuparsi di istruzione e cultura in generale non significa non occuparsi di attività produttive come giustamente è stato fatto, pur con qualche problema. Mi viene in mente un pensiero del cardinale Angelo Bagnasco nel periodo in cui le chiese restarono chiuse per disposizione di legge: “Assicurare il pane della tavola è doveroso, ma non riconoscere anche il pane dello spirito significa non rispettare l’uomo e impoverire la convivenza”.
Parole sante, è il caso di dire, che piacciono anche a chi santo non è.
Buon viaggio

La Repubblica di Calamandrei

Cari viaggiatori,

per celebrare la Festa della Repubblica scegliamo uno dei tanti pensieri illuminati di Piero Calamandrei, padre costituente. Disse: “Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del parlamento e della magistratura e della Corte costituzionale”.

Parole molto attuali e, purtroppo, poco seguite oggi visto che la scuola è tra le poche attività che non riaprono.

Buon viaggio

Odio e riservatezza

Cari viaggiatori,

in molti, che in passato hanno usato parole di odio, si arrabbiano se le stesse espressioni ora vengono utilizzate contro di loro.

Molti altri invocano il diritto alla riservatezza quando in passato nulla hanno fatto per impedirne la violazione. Insomma, fino a quando non ci toccano si possono seminare odio e violare il diritto alla riservatezza. Meditiamo meditiamo. 

Buon viaggio

Andiamo in biblioteca

Carissimi viaggiatori,

le scuole possono attendere. Riaprono per un giorno, non riaprono, come riaprono. Quando e come non si sa. Più volte in questi appunti da una traversata nel mare tempestoso del coronavirus abbiamo scritto che nel tempo dell’incertezza è inutile cercare certezze. Inseguirle provoca solo stress.

Limitiamoci ai fatti e, in particolare, a quelli positivi. Una buona notizia è la riapertura delle biblioteche. In sicurezza, ovviamente. Da sempre sono centri culturali e sociali al tempo stesso. Si va per leggere un libro ma anche per incontrare persone. Per scambiare idee e opinioni.

E’ un bel segno che siano state riaperte. Speriamo che vengano prese d’assalto, come è successo per barbieri, parrucchieri ed estetisti. 

Buon viaggio

Immunità. E la vita?

Cari viaggiatori,

una parola che va molto di moda in questo fase di emergenza è immunità. Al tema ha dedicato un libro il filosofo Roberto Esposito, che ci invita a riflettere sui rischi che l’immunizzazione fa correre: da una parte ci protegge e dall’altra snatura o addirittura nega la vita. Scrive che “oggi, sotto la pressione del virus, l’unico modo per le nostre società di salvarsi passa per la desocializzazione. E anche per il sacrificio di alcune libertà personali”. Poi Esposito si pone, e ci pone, una domanda: “Ma fino a quando ciò è possibile senza smarrire il significato più intenso della nostra esistenza, che è la vita di relazione?”

La sua risposta: “La stessa immunità che serve a salvare la vita potrebbe svuotarla di senso, sacrificando alla sopravvivenza ogni forma di vita”. E la nostra?

Buon viaggio

La riscoperta dei simboli

Cari viaggiatori,

una delle conseguenze che ci porteremo dietro quando #tuttoquestopasserà sarà la riscoperta dei simboli. Uno di questi è stato l’arcobaleno accompagnato da #andràtuttobene. Quando scompariranno da finestre e terrazze vorrà dire che avremo superato l’epidemia. In queste ore due vicende ci hanno fatto riflettere ed emozionare, il passaggio delle Frecce tricolori e l’apertura, almeno per un giorno delle scuole. 

Quel rapido volo con i colori della nostra Patria ha unito le città italiane. Quest’anno, il bianco, il rosso e il verde, ci sono sembrati colori più vivi, più accesi di sempre. Un’impressione oppure la consapevolezza di far parte di una comunità che ha voglia di guardare avanti con operosa fiducia? Comunque sia aver alzato lo sguardo verso il cielo ha dato positività alla nostra giornata.L’altro simbolo di cui si parla è l’apertura per un giorno delle scuole prima della conclusione di questo tribolatissimo anno scolastico.
Forse di difficile realizzazione ma averci pensato è già importante: un abbraccio, purtroppo furtivo, con i compagni e gli insegnanti, e la foto di classe da guardare con occhi lucidi tra qualche tempo come uno dei pochi ricordi belli dell’anno pandemico 2020.

Buon viaggio

Agenda per il 2 luglio e 16 agosto

Cari viaggiatori,

Il giornalista Alessandro Lorenzini nel suo blog si chiede che cosa faranno i senesi il 2 luglio e il 16 agosto, i giorni del Palio. L’emergenza coronavirus ha fatto annullare le due carriere del 2020. Ricordo un’intervista televisiva degli anni Ottanta con l’architetto Augusto Mazzini in cui gli chiedevo che cosa avrebbero fatto i senesi nei giorni del Palio senza il Palio. Fu una bella conversazione e Augusto, uomo di visione, provo’ a dare risposte non banali con un risultato finale: non riuscimmo a immaginarci Siena senza il Palio. Non so se Alessandro, senese doc, riuscirà a ricevere altre risposte dai navigatori del suo blog. Lui ha detto che il 2 luglio potrebbe andare al mare (ma é giovedì) e a Ferragosto a fare una grigliata con gli amici.

Provo a imitare Augusto e immagino. Penso che i senesi faranno quello che la leggenda racconta a proposito di Folco, il cavallo che corse prima e dopo la seconda guerra mondiale. La leggenda, che pare smontata dalle ricostruzioni storiche ma a noi piace così, narra che Folco, durante la guerra andasse lo stesso in Piazza. Così faranno i senesi, caro Alessandro. E si abbracceranno pure. E forse i torraioli con quelli di Fontebranda e i tartuchini con Il Bianchi della Chiocciola. E in quella Piazza, dove è ri-nata la verbena, caro Alessandro, ci sarai anche te, con il microfono e un blocchetto per appunti. E farai una bella cronaca del Palio che non c’è.

Buon viaggio

La “nuova normalità” e la “nostra vita”

Cari viaggiatori,

qualche giorno fa ho scritto un post su questo blog dove cercavo di mettere in evidenza alcuni messaggi contraddittori che piovono sull’opinione pubblica in questa fase di emergenza. Ho fatto l’esempio del cosiddetto “distanziamento sociale” che invita all’isolamento mentre c’è bisogno del senso di appartenenza responsabile al destino di una comunità. Più giusto parlare di distanziamento fisico, spaziale, per tutelare, come dicono autorità pubbliche e scienziati, la salute individuale e collettiva.

Ho sentito in televisione il filosofo Massimo Cacciari esprimere lo stesso concetto in maniera molto più profonda e spero che ai Vertici gli diano ascolto.C’è un’altra definizione diventata di moda negli ultimi giorni, la “nuova normalità”. Anche questa non mi piace. E’ un messaggio pessimistico che viene da autorità pubbliche e scientifiche proprio quando l’Italia è alle prese con la ripartenza.

C’è bisogno di dare fiducia a imprenditori, lavoratori, insegnanti, ragazzi, a tutti insomma, dopo sessanta giorni e più in cui la stragrande maggioranza dei cittadini è rimasta chiusa in casa, ubbidiente ai vari decreti nazionali e locali. Chiamiamola “verso la normalità” questa fase in cui bisogna prestare attenzione a quello che ci dicono, più o meno e in vario modo, le autorità: indossate le mascherine, mantenete le distanze spaziali, usate il gel, le cautele varie adottiamole tutte. Senza se e senza ma. Però non facciamole diventare la “nuova vita”.

Arriverà il giorno in cui per salutarci non ci daremo di gomito (mi ricorda tanto l’alzare il gomito in osteria) ma una vigorosa stretta di mano o un caldo abbraccio. Arriverà il giorno in cui per salire in treno non ci sarà bisogno di vestirsi come un chirurgo in sala operatoria. Arriverà il giorno in cui i bambini potranno stare in classe con la maestra e gli adolescenti in aula con gli insegnanti, dopo aver trascorso mesi davanti a un computer (per chi ce l’ha) e aver lasciato sul campo enormi disuguaglianze di cui sentiremo gli effetti per anni. Arriverà il giorno in cui, dopo esserci tagliati barba e capelli (voi) dal barbiere (riaperti), potremo ascoltare la presentazione di un libro in una sala invece che su una piattaforma digitale. Arriverà il giorno in cui non dovremo sforzare la vista per capire se dietro quella mascherina c’è una persona che conosciamo oppure una che le assomiglia. E potremmo continuare a lungo questo elenco di cose che vogliamo tornare a fare in quella che non sarà la “nuova normalità” ma la “nostra vita”, quella vera.

Buon viaggio

Il Piave mormorava

Cari viaggiatori,

il 24 maggio del 1915 l’Italia entrava in guerra, nella Grande Guerra, come mi raccontava mio Nonno Pietro, Cavaliere di Vittorio Veneto. Sono cresciuto sulle sue ginocchia con il mito del Piave che mormorava calma e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio…Oggi il mio ricordo riconoscente va a Nonno Pietro e a tutti quei soldati che caddero nella Grande Guerra.

E’ bello che un grande giornalista come Riccardo Cucchi oggi scriva così: “In ogni città, in ogni borgo c’è almeno una lapide che li ricordi: un milione di soldati hanno sacrificato la loro vita. Erano contadini, operai, poeti…Credevano negli ideali.

Mi fermo sempre a leggere i loro nomi con rispetto. La guerra è orrore. Sempre”. Su quelle lapidi il nome di mio Nonno Pietro non c’è. Riuscì a tornare vivo ma nella sua mente erano impresse le testimonianze vissute dei giorni in trincea. Non le poteva dimenticare e me le ha trasmesse. E tra le emozioni indimenticabili della mia vita c’è quella mattinata della fine degli anni Sessanta quando, insieme al babbo Vincenzo, accompagnai Nonno Pietro nel palazzo comunale di Asciano per ricevere il riconoscimento di Cavaliere di Vittorio Veneto. Quel diploma con la benemerenza lo conservo, insieme alla inseparabile pipa.

Buon viaggio