Lando Conti a 40 anni dall’uccisione

Il 10 febbraio di 40 anni fa veniva ucciso a Firenze Lando Conti, il sindaco del sorriso. Un gruppo di terroristi lo colpì a morte mentre scendeva in auto dalla collina di Fiesole per andare in Palazzo Vecchio. Della figura umana e politica e del clima che precedette l’assassinio se ne parlerà alle Giubbe Rosse in piazza della Repubblica a Firenze il 10 febbraio alle 19 in una conferenza promossa dallo stesso Caffè e da sfogliamo.eu. Parteciperanno Lorenzo Conti, Stefano Bisi, Massimo Nardini e Armando Niccolai.

Verso gli 80 anni della Repubblica ricordando i 70

Nel suo discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha annunciato le celebrazioni per gli ottant’anni della Repubblica italiana, sottolineando come la memoria e la partecipazione consapevole dei cittadini siano elementi imprescindibili per la vitalità della democrazia. Mattarella ha richiamato il valore del referendum del 2 giugno 1946, momento fondativo della Repubblica, ricordando come quella data segnò non solo la nascita dello Stato repubblicano, ma anche una conquista decisiva sul piano dei diritti civili, con il primo voto delle donne nella storia italiana. È in questa visione, all’insegna della responsabilità civile, che si inserisce in modo coerente anche il percorso da sempre portato avanti dalla Massoneria del Grande Oriente d’Italia, che ha fatto della riflessione storica uno degli elementi centrali del proprio impegno pubblico. Le celebrazioni per i 70 anni della Repubblica, organizzate nel 2016, rappresentarono infatti un esempio concreto di come la memoria possa essere tradotta in iniziativa culturale diffusa, capace di coinvolgere territori, istituzioni locali e cittadini.
In quell’occasione il Goi rivendicò non un ruolo identitario, ma il proprio contributo storico, fatto di uomini e di idee, alla fine della dittatura fascista, alla nascita e alla costruzione dello Stato democratico e all’elaborazione della Costituzione, fondata su libertà, uguaglianza e diritti. Questo impegno si tradusse in una lunga serie di eventi organizzati in tutta Italia, mettendo in campo un’azione di gran lunga superiore, per ampiezza e continuità, a quella di ogni altra istituzione, con l’obiettivo dichiarato di sensibilizzare i cittadini, in particolare i più giovani, alla conoscenza dell’identità repubblicana e dei fondamenti della comunità democratica. Al centro di ogni iniziativa vi furono la Costituzione, i suoi principi inderogabili, e l’equilibrio tra diritti e doveri sancito dalla Carta nata dal lavoro dell’Assemblea Costituente. Ad aprire ufficialmente le celebrazioni fu Reggio Emilia, il 20 febbraio, con un incontro dedicato a Meuccio Ruini, massone, padre costituente e presidente della Commissione dei 75, incaricata nel 1946 di redigere il progetto della Costituzione. Un omaggio significativo a una figura chiave nella costruzione dell’architettura democratica del Paese.
Da lì prese avvio un lunghissimo percorso che attraversò l’Italia da nord a sud. Il 12 marzo fu la volta di Bonorva, con un convegno sul contributo dei sardi al Risorgimento, preludio alla Gran Loggia 2016, svoltasi dall’1 al 3 aprile e interamente dedicata al settantesimo della Repubblica, con il titolo “I Doveri dell’Uomo, i Diritti del Mondo”.
L’8 aprile, a Colle Val d’Elsa, in provincia di Siena, si tenne un evento ospitato in Moschea, dedicato al tema “La ricchezza della diversità. L’eguaglianza nella libertà”. Il giorno successivo, 9 aprile, a Terni, in collaborazione con il Comune, si discusse di lavoro e dignità con l’incontro “Una Repubblica fondata sul lavoro (art. 1) nell’epoca della crisi”.
Il 15 aprile, a Macerata, un convegno di studi approfondì “Il contributo dei massoni marchigiani alla lotta antifascista e alla nascita della Repubblica”. Il 25 aprile, Festa della Liberazione, i vertici del GOI scelsero Lipari per una tre giorni intitolata “Conversando di libertà e valori”.
Il calendario proseguì il 14 maggio a Reggio Calabria con un incontro dedicato all’immigrazione; il 21 maggio a Piombino, nella sede del Comune, con il convegno “Costituzione, democrazia e lavoro”; il 26 maggio a Siena, nel Palazzo della Provincia, con un appuntamento su Costituzione e libertà; e il 1° giugno a Torre Pellice, con un incontro dedicato a “Paolo Paschetto, la Repubblica, il suo emblema, i suoi valori”.
L’11 giugno, a Genova, si discusse del contributo della Massoneria alla Costituzione; il 18 giugno, a Firenze, si tornò sul referendum del 2 giugno 1946; il 9 luglio, a Trani, l’attenzione fu rivolta alle autonomie locali. Dopo la pausa estiva, le iniziative ripresero il 3 settembre a Radicofani.
Dal 17 al 20 settembre, al Vascello, le celebrazioni del XX Settembre furono dedicate all’anniversario dell’Unità e della Repubblica. Seguirono Anzio, il 27 settembre, città simbolo dello sbarco alleato; Trieste, il 9 ottobre, con il convegno “Cittadini d’Italia, cittadini del mondo. Per un’Europa giovane e senza frontiere”; Sansepolcro, il 15 ottobre, con un incontro su “Costituzione, diritti, doveri e solidarietà”; Milano, ancora il 15 ottobre, con un focus sui diritti civili; Arezzo, il 23 ottobre, con una serata organizzata dai Lions; Alessandria, il 10 novembre, con il convegno “Le speranze degli italiani”; Roma, il 29 novembre, a Casa Nathan, con un dibattito sulla libertà di stampa dal Risorgimento alla Costituzione; fino all’evento conclusivo di Udine, il 3 dicembre, intitolato “Futuro chiama Italia. La battaglia delle idee contro gli interessi di parte”.
Alle celebrazioni si accompagnò anche la pubblicazione di materiali e atti, che documentarono il contributo storico e culturale della Massoneria italiana alla nascita dello Stato democratico, riaffermando il ruolo svolto da numerosi liberi muratori nel Risorgimento, nella lotta antifascista e nei lavori dell’Assemblea Costituente.
Una nota curiosa riguardò infine il logo ideato dal Grande Oriente d’Italia per i 70 anni della Repubblica: il simbolo venne ripreso dal Ministero dell’Interno in prossimità del 2 giugno e la vicenda fu raccontata dai giornali. Dal Viminale arrivò l’ammissione dell’imitazione.

“Le dittature serrano i cuori” a Benevento

Il 10 dicembre alle 17 presenterò “Le dittature serrano i cuori” al museo del Sannio a Benevento con Luigi Nunziato, Umberto Del Basso De Caro, Mario Collarile e Lucilla De Ciampis. In particolare si parlerà di Gustavo Console, che venne ucciso nella Notte di San Bartolomeo di cento anni fa ed era originario di Montecalvo Irpino in provincia di Avellino.

I giornali nei sistemi totalitari

“Il ruolo dei giornali nei sistemi totalitari: la propaganda politica di Goebbels” è il titolo del corso di formazione in programma per giovedì 11 dicembre 2025, dalle 10 alle 13, nella sede della Fnsi (via delle Botteghe Oscure, 54 – primo piano) a Roma.

Al corso partecipano il giornalista Giovanni Mari, caporedattore centrale Il Secolo XIX; Enrico Serventi Longhi, docente di Storia contemporanea e componente del comitato scientifico della Fondazione Murialdi, e Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi.

Fra i temi al centro dell’incontro: ‘La propaganda totalitaria nell’ossessione di Goebbels per il controllo della stampa tedesca’; ‘La stampa e il Regime. La distorsione fascista del giornalismo dalla marcia su Roma alle leggi razziali’; ‘Politica e propaganda: il linguaggio della politica tra ricerca del consenso, linguaggio d’odio e veline’.

Due giorni per ricordare la Notte di San Bartolomeo

Il 3 e il 4 ottobre 2025 ricorre a Firenze il centenario della notte di San Bartolomeo, rappresaglia fascista contro gli oppositori politici, raccoltisi in particolare attorno alla redazione della rivista clandestina “Non Mollare”, fondata dai fratelli Carlo e Nello Rosselli. Una settimana di violenza incontrollata, scatenata dal gerarca Tullio Tamburini, dopo l’uccisione dello squadrista Giovanni Luporini, culmina quella notte con gli omicidi dell’ex deputato del Psi Gaetano Pilati e dell’avvocato socialista Gustavo Console, e con il rapimento e l’assassinio sulla pubblica via del giovane massone Giovanni Becciolini. Potrebbero esserci state anche altre vittime, ma per paura di rappresaglie fasciste i nomi di eventuali altri assassinati sarebbero rimasti ignoti e non reclamati dalle famiglie.

Nove da Firenze, dal 1997 il più antico quotidiano online della città, ha preso l’iniziativa di celebrare il centesimo anniversario con un itinerario della memoria. Venerdì 3 ottobre alle ore 20:00 avrà luogo la deposizione di fiori sotto la lapide che ricorda l’omicidio di Giovanni Becciolini, repubblicano e massone, in via dell’Ariento (edificio dello Storico Mercato Centrale). Letture scelte a due voci da testi storici.

Con uno spostamento in pullman da 35 posti, o con mezzi propri, i partecipanti raggiungeranno alle ore 21.30 via Dandolo 10, sotto l’abitazione dove fu ucciso l’ex deputato socialista Gaetano Pilati. Anche lì deposizione di fiori e letture scelte a due voci da testi storici.

Ancora uno spostamento in pullman (35 posti), o con mezzi propri per completare, alle ore 22.30, l’ultima deposizione di fiori in via Timoteo Bertelli sotto l’abitazione dove fu ucciso Gustavo Console, corrispondente del quotidiano L’Avanti! e massone. Letture scelte a due voci da testi storici.

Sabato 4 ottobre, dalle ore 9:00 alle 13:00, il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, ospita in Sala Ferri un corso di formazione per giornalisti aperto al pubblico. Intervengono Stefano Bisi, direttore editoriale della rivista “Espansione”, autore del libro “Le dittature serrano i cuori”, dedicato proprio alla Notte di San Bartolomeo, Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Spadolini e direttore della rivista “Nuova Antologia”, Giancarlo Tartaglia, segretario generale della Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi” e direttore della collana editoriale “Giornalisti nella Storia”, Valdo Spini, Presidente della Fondazione Circolo Rosselli e direttore della rivista «Quaderni del Circolo Rosselli».

Saluti istituzionali del presidente del Vieusseux, Riccardo Nencini, e di Marcello Mancini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Ordine dei giornalisti della Toscana, organizzatore del corso di aggiornamento professionale. Partendo dall’analisi dei fatti storici, il corso infatti ha lo scopo di sviluppare una riflessione sulla libertà di stampa e sulle pressioni con cui può essere coercita, sia materiali, che normative. E’ a causa di un inciso dello Statuto Albertino, il cui articolo 28 recitava: «La stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi» che il fascismo riuscì a imporre la dittatura. Scrive nove.firenze

Verso il centenario della Notte di San Bartolomeo

Il prossimo 3 ottobre ricorre il centenario della tragica Notte di San Bartolomeo a Firenze, rappresaglia fascista contro gli oppositori, evento dimenticato per molti anni. In quella notte del 1925 i fascisti uccisero tre uomini in un atto di violenza politica: Giovanni Becciolini, Gustavo Console e Gaetano Pilati. A commemorare il tragico evento, proprio il 3 ottobre si terrà l’iniziativa, intitolata “Itinerario per la libertà” promossa da nove.firenze.it, che prevede un percorso che toccherà i luoghi dove i tre uomini persero la vita:
• Ore 20:00: via dell’Ariento, omaggio a Giovanni Becciolini con la deposizione di fiori.
• Ore 21:30: via Fratelli Dandolo 10, ricordo di Gaetano Pilati.
• Ore 22:30: via Timoteo Bertelli, omaggio a Gustavo Console.

La commemorazione sarà arricchita da letture di brani storici e dalla partecipazione di Vanna Console, nipote di una delle vittime.

La Formula della Libertà

Si terrà venerdì 29 agosto, alle ore 18.00 a Villa Paolina a Viareggio, il convegno pubblico dal titolo “La Formula della Libertà: Uniti nei Valori, Coerenti nei Doveri”, voluto e promosso dall’Associazione di Promozione Sociale “Roberto Mei” e organizzato dalla Loggia massonica “Felice Orsini” n. 134 in collaborazione con le altre sue Logge di Viareggio “Dante Alighieri” e “Alla Vera Fratellanza” appartenenti al Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, con il patrocinio del Comune di Viareggio.

L’iniziativa si inserisce nella tradizione di incontri pubblici che, da oltre un decennio, a fine agosto, ricordano la figura di Roberto Mei – storico segretario del Carnevale di Viareggio, protagonista della vita culturale e sociale cittadina e punto di riferimento della Massoneria in Versilia e in Toscana – offrendo al tempo stesso un’occasione di approfondimento su tematiche di grande attualità.

La serata, ad ingresso libero, sarà dedicata a una riflessione sul significato della libertà e sui suoi legami con responsabilità, conoscenza e informazione, attraverso il contributo di personalità provenienti da diversi ambiti del sapere e della comunicazione:
Emanuele Montomoli, professore ordinario – Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica, che affronterà il tema “La Formula della Libertà nella Scienza”.
Nicola Novelli, giornalista e pubblicista, si dedicherà a “La Formula della Libertà nella Storia del Giornalismo”.
Tommaso Strambi giornalista e scrittore che interverrà su “La Formula della Libertà nell’Informazione di Oggi”. Modera Claudio Giomini.

A sottolineare l’importanza del tema sarà la presenza del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi, che porterà il proprio contributo al dibattito.

Il convegno intende proporsi non solo come momento di ascolto, ma anche come occasione di confronto aperto e partecipato, volto a stimolare la riflessione su come i valori della libertà possano essere declinati nella società contemporanea, tra scienza, informazione e impegno civile.

Gli attori Andrea Buscemi e Martina Benedetti leggeranno delle pagine di Dante sul tema della libertà.

“Le dittature serrano i cuori” sulla Nuova Antologia

Nicola Novelli, direttore di Nove.firenze.it, ha scritto una recensione sul libro “Le dittature serrano i cuori” (a settembre uscirà l’edizione aggiornata) pubblicata sulla Nuova Antologia: Eccola.

La storia è nota è un’espressione che non si può proprio usare. Perché in questo caso la vicenda è stata completamente dimenticata, anche nella stessa Firenze, nonostante i fatti si siano svolti esattamente 100 anni fa, nell’ottobre 1925. Se si domandasse ai fiorentini perché la città abbia intitolato alcune vie ai nomi di Giovanni Becciolini, Gustavo Console e Gaetano Pilati (a quest’ultimo anche una scuola) saremmo fortunati raccogliendo l’1% di risposte consapevoli. Eppure si tratta di una delle più sconvolgenti azioni violente durante l’ascesa del potere fascista in Italia.

A questa storia è dedicato il libro del giornalista Stefano Bisi “Le dittature serrano i cuori”, pubblicato nei mesi scorsi dalla casa editrice Betti (114 pagine per € 12,00), un volume che si focalizza sulla figura del giovane Becciolini, antifascista e massone, attivo nel gruppo della rivista Non Mollare, fondata proprio nei mesi precedenti da Carlo Rosselli. Precedenti che cosa? A quella che i testimoni ribattezzarono la “notte di San Bartolomeo”, la spaventosa rappresaglia scatenata a Firenze tra i 3 e il 4 ottobre 1925 dalle squadre fasciste su ordine del console della milizia Tullio Tamburini, in risposta all’uccisione del membro del direttorio del Fascio, Giovanni Luporini, avvenuta nella notte tra il 27 e il 28 settembre, durante un’altra spedizione punitiva nei confronti di alcuni appartenenti alla massoneria.

Per l’esattezza dal 25 settembre al 5 ottobre 1925, le squadracce fasciste fiorentine mettono in atto una “caccia all’uomo”, una delle azioni più atroci della rivoluzione di Benito Mussolini, saccheggiando abitazioni, negozi e studi professionali, aggredendo con efferatezza decine di esponenti dell’antifascismo laico, repubblicano e socialista ed provocando forse la morte più delle quattro vittime ufficiali. Tra i crimini squadristi il tentativo di rapire Napoleone Bandinelli, maestro venerabile della loggia Lucifero, dal quale i fascisti sperano di ottenere informazioni sul sodalizio toscano. Il 26enne Becciolini, impiegato delle ferrovie e segretario della stessa loggia, si precipita a difendere l’anziano vicino di casa e riesce a metterlo in salvo, mentre i fascisti cercano di trascinarlo alla Casa del Fascio. Ma è Becciolini a rimanere nelle mani dei rapitori, con l’accusa di aver provocato la morte di Giovanni Leporini, uno degli assaltatori, raggiunto da un colpo di pistola esploso durante la colluttazione che ha consentito la fuga del Bandinelli.

Il giovane condotto nella sede del fascio sul Lungarno, viene selvaggiamente torturato. Infine massacrato a colpi di pistola sui gradini dello storico mercato centrale di San Lorenzo. Morente, è abbandonato all’orrore dei passanti poco lontano, sotto la vasca delle Fonticine in via Nazionale, che ne bagnano il cadavere.

Nella stessa notte i fascisti hanno aggredito nelle loro case e ferito a morte l’ex deputato socialista e mutilato di guerra Gaetano Pilati e l’avvocato Gustavo Console, corrispondente dell’Avanti, e dato alle fiamme la villa del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Domizio Torrigiani, nei pressi di Pistoia.

Stefano Bisi ricostruisce l’intera vicenda con stile giornalistico. Nelle pagine di “Le dittature serrano i cuori” sembra rivolgere il microfono dell’intervistatore ai testimoni sopravvissuti all’eccidio. In realtà ha recuperato le loro memorie in libri, articoli e atti giudiziari. Con il garbo e la pietà che meritano i familiari delle vittime e con la curiosità di chi riscopre una pagina dimenticata e importante della nostra storia. Non scioglie l’enigma su quanto accaduto nello studio di Napoleone Bandinelli, quando Becciolini spegne a luce per consentirgli di fuggire via dai tetti. Chi ha schiacciato il grilletto? Il giovane antifascista? O nel buio della stanza qualcuno degli stessi assalitori? Non è importante saperlo -sembra suggerire Bisi– nel complesso delle atrocità che imbrattano di cenere e sangue la culla dell’umanesimo.

Il volume del giornalista senese è però un’occasione propizia, alla vigilia del centenario dei fatti narrati, per riaccendere l’attenzione politica e la curiosità storiografica su una vicenda ancora dai contorni incredibilmente indefiniti. L’invito alla città di Firenze a celebrare degnamente un anniversario emblematico dei fondamenti della democrazia italiana, che meriterebbe il concorso di tutte le istituzioni culturali locali. C’è ancora tempo sufficiente.

In ricordo di Alessandro Tedeschi

Livorno si prepara a rendere omaggio ad Alessandro Moisè Tedeschi, figura di spicco della Massoneria italiana e protagonista della vita civile e culturale del Novecento, con la scopertura di una lapide commemorativa prevista per dopodomani, domenica 20 luglio alle ore 10, presso il Cimitero Ebraico di via Don Aldo Mei (dietro il Cimitero dei Lupi). Nato a Livorno da una famiglia di origine ebraica — padre commerciante e madre casalinga — Tedeschi si distinse fin da giovane per il suo talento e la sua determinazione. Frequentò il Regio Liceo Niccolini, completando gli studi in soli quattro anni, e nel 1889 si laureò in medicina con il massimo dei voti, discutendo una tesi dal titolo Contributo clinico allo studio della nevrite. Oltre che medico, fu volontario nella Quarta guerra d’Indipendenza e, soprattutto, figura centrale della Massoneria italiana: divenne Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia il 29 novembre 1931, incarico che mantenne fino alla sua morte, avvenuta il 19 agosto 1940. Durante gli anni bui del fascismo, Tedeschi fu perseguitato dalla Gestapo per le sue origini ebraiche, per l’impegno antifascista e per la sua appartenenza alla Massoneria. Morì in esilio, lontano dalla sua Livorno, a Saint Loubès, in Francia.

L’iniziativa, nata da un’idea del Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d’Italia, Massimo Bianchi, intende ricordare un uomo che ha incarnato i valori della libertà, dell’impegno civile e del rigore intellettuale. Alla cerimonia sarà presente anche il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi, a conferma del ruolo centrale che Alessandro Tedeschi ha avuto nella storia della Libera Muratoria italiana.