Il diritto al gioco

Cari viaggiatori,
tra le tante problematiche trascurate in questa fase c’è il divieto del “diritto al gioco”. Sì, il gioco, soprattutto quello di squadra. E non parlo del gioco dei campioni (quello non è vietato) ma lo sport dei ragazzi. La partita di calcio, basket, pallavolo è scuola di vita. Si impara a relazionarsi con gli altri, ad aiutare il compagno di squadra. Si impara a vincere e si impara a perdere. Si impara a stare assieme. Questo “diritto al gioco”, purtroppo è negato da un bel po’.
Buon viaggio

5 commenti a “Il diritto al gioco

  1. Pasquale Cerofolini

    Caro SGM Stefano ,
    Cari Viaggiatori ,

    ringrazio di questo tema proposto , perchè tema di elevata importanza sociale passata , presente e futura .

    Tema che coinvolge , profonde conoscenze della materia presa in esame ; conoscenze fisiche , comportamentali , psicologiche , pediatriche , e altro ancora .

    Aldilà di poter esprimere un mio pensiero , che , reputando lo stesso già in partenza superficiale e non interessante , vado di cuore , a ‘ Ringraziare il SGM del Tema Proposto ‘, mi avvalgo altresì idealmente della fortunata posizione dell’Apprendista , e nel mio ‘Silenzio chiassoso’ , sarò molto attento a quanto altri in questo Blog scriveranno in proposito , ringraziandoli fin da ora , per la mia crescita culturale in tal senso .

    TFA e grazie cari Viaggiatori.

    Fr. Pasquale Cerofolini- Loggia Fenix 127 – Valle di Asunciòn – GL Simbòlìca del Paraguay

  2. Marcello Mersi

    Carissimo G.M., l’argomento che proponi è interessante e nel contempo assai delicato. Va a toccare la sfera del sociale e, in particolare, il mondo dei nostri giovani. I cosiddetti “campioni” (chiamiamoli così) continuano a giocare anche perché ci sono interessi economici che non possono essere interrotti per nessun motivo. Chi purtroppo ci rimette sono i nostri figli, che sono costretti, loro malgrado, a saltare allenamenti, contatti con i loro simili, esperienze positive e negative, ecc. E tutto questo si ripercuoterà inevitabilmente sulla loro crescita e sul loro inserimento nella società. È veramente amaro per me fare queste considerazioni, ma è la realtà e quello che più mi turba è il fatto di non vedere soluzione a questo momento della vita. Sarò pessimista, ma il futuro che ci aspetta non promette nulla di buono! Un abbraccio forte a Te e a tutti i Viaggiatori.

  3. Raffaele Macarone Palmieri

    Hai ragione, caro Stefano, a sottolineare il diritto al gioco, allo sport per i giovani, e anche per i meno giovani. Mi sono domandato perché sia un diritto inalienabile. Mi sono venute in mente molte riflessioni: il gioco e lo sport aiutano a crescere e a svilupparsi, ad alimentare la propria immaginazione e la propria creatività. Nella nostra società, ormai da oltre 75 anni, ci sembra che quello del gioco e dello sport sia un diritto acquisito; nel resto del mondo, per guerre e povertà, molti giovani non vi hanno accesso. Da un anno ormai, a causa del contagio, anche i nostri giovani subiscono severe ma indispensabili limitazioni nelle pratiche sportive e di gioco. Questo contribuisce a creare un serio disagio psicologico, che sta emergendo, soprattutto negli under30, in maniera molto chiara, nei più recenti studi di valutazione psicopatologica. Lo sport e il gioco favoriscono la realizzazione e l’espressione di emozioni come la gioia di vincere o la paura di perdere, apprendono a vivere in società e a fare amicizia, a condividere e a solidarizzare, a sviluppare capacità e attitudini attraverso l’osservazione, l’ascolto, la memoria, l’emulazione ( “il cucchiaio di Totti” ), il calcolo, assicurano una migliore integrazione sociale creando un sentimento di appartenenza e ridanno la speranza di un ritorno alla vita normale.

    Le nostre logge possono essere immaginate, anch’esse, come un modello di microsocialità dove vengono sperimentate nuove relazioni collettive, costituiscono il ” Centro di Unione e il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero rimaste perennemente distanti” secondo il primo degli Antichi Doveri di Anderson del 1723. Questa fiducia che si esprime nel “riunire ciò che è sparso” e nella pratica della catena di unione è favorita dal rito che, durante le tornate, ci unisce nella comune esperienza e che qualcuno chiama Egregore, cioè quel sentimento di unione provato in certi momenti come fosse una sintonizzazione individuale in una armonia di comuni vibrazioni. Anche l’Agape, rito di commensalità, le parole, i segni e i toccamenti, sconosciuti ai profani, rafforzano i legami tra tutti noi contribuendo a formare un sentimento di appartenenza ad una comunità di valori. La fratellanza massonica è la relazione di solidarietà che, sì, ci accompagna ma che richiede che il nostro impegno non si limiti al lavoro iniziato nel tempio ma lo confermi anche al di fuori.

    Ecco, il diritto al gioco è inalienabile come quello delle nostre tornate in presenza, ma esclusivamente nella certezza della sicurezza di tutti. La Fiducia è una Virtù che non ci manca, cari Viaggiatori.

  4. andrea

    Carissimo G.M,cari Viaggiatori,per diversi anni sono stato un discreto giocatore di football americano , uno sport duro ma leale, uno sport di squadra ,uno sport dove ogni giocatore deve fare la sua parte per la squadra, dagli uomini di linea ,umili gregari al quaterback la star del team , ma è l’unità dei giocatori è quella che conta .lo sport è una scuola di vita sopratutto quello di squadra ti forma , ti insegna ad affrontare la vita . vittorie e sconfitte certe volte vanno di pari passo. mi sia consentito un paragone : la squadra è come la loggia tutti i fratelli che portano il loro contribuito umili artigiani del pensiero , come più volte ripeti. Non ci sono o meglio non ci dovrebbero essere le prime donne, solamente fratelli che lavorano in armonia,una squadra con un umile allenatore ,il maestro venerabile . in questo periodo lo sport manca ai ragazzi più giovani , cosi come la scuola in presenza .un TFA Andrea

  5. Ottavio Spolidoro

    Mens sana in corpore sano, così un vecchio adagio sulla necessità della pratica sportiva. Gli sport, tutti gli sport, sono importanti e quelli di squadra realizzano immediatamente uno sviluppo della socialità. Si tratta di una socialità che armonizza le differenze. Come per la musica una sola nota non crea armonia; “dai discordi bellissima armonia”diceva un filosofo antico. A questa coerenza, matrice di armonia non sfugge la ragione, il carattere, che pure si manifestano, nel gioco di squadra si perde e si vince insieme ma non solo: si impara a non incolpare sempre qualcun altro per i propri errori, in una parola: si cresce. Ma gioco non è solo lo sport purtroppo. Il nostro Gran Maestro ha utilizzato per spiegare la naturale riservatezza dovuta alla nostra Istituzione la metafora della squadra di calcio con il campo di gioco ed i suoi spogliatoi. Proseguendo ora colgo nelle Sue parole il senso forte della squadra e del lavoro collettivo.
    Grazie Gran Maestro
    Saluti ai viandanti

Rispondi a andrea Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.