“Tra meno di due anni si terranno in Italia le elezioni politiche più importanti di questo inizio del terzo millennio. Importanti? Fondamentali, dal momento che il Parlamento che uscirà dalle urne avrà il compito di eleggere il successore di Sergio Mattarella”. Così Paolo Mieli sul Corriere della Sera: “Successore che – scrive l’editorialista – nel caso di vittoria di Giorgia Meloni, potrebbe essere il primo presidente della Repubblica di centrodestra. Sulla carta, il centrosinistra guidato da Elly Schlein gode di più opportunità di quante gliene vengano accreditate ma molto dipende dal sistema elettorale (se si riuscirà a metterlo a punto) e da quanto questa eventuale nuova legge offrirà al Pd l’opportunità di divincolarsi —pur restando alleato—dal M5S. Giuseppe Conte, infatti, si sta rivelando un giocatore eccezionale capace di tenere sulla corda i compagni di strada come non è mai riuscito a nessuno. Soprattutto se si tiene conto dei rapporti di forza tra i due partiti”. Sulle vicende Ricci, Sala, Giani e Fico, aggiunge Mieli, “i poveri piddini hanno deglutito il tutto. Devono aver introiettato un complesso di inferiorità che li induce a sentirsi costretti a rincorrere i seguaci di Conte su ogni terreno: E non è che l’inizio. Il tutto mentre, sull’altro versante, provano a costruire un’improvvisata formazione centrista a cui dovrebbe essere affidato l’ingrato compito di riequilibrare lo sbilanciamento a sinistra di cui si è detto. E, cosa ancora più importante, le elezioni che si terranno tra meno di due anni dovranno dimostrare che da qualche parte d’Europa (o del mondo) può essere interrotto quel generale scivolamento a destra che sembra scritto— tranne rare eccezioni — nel destino dell’intero Occidente. Forse gioverebbe che Schlein sapesse integrare in tempi rapidi il gruppo dirigente del suo partito. Con personalità (prevalentemente femminili) più forti, più simili a lei quantomeno per determinazione, pur eventualmente con opinioni diverse dalle sue. Gioverebbe altresì che Conte, dimostrata la sua indiscutibile abilità, rinunciasse a vincere qualche mano della complicata partita in atto. Lasciasse a Bonelli e Fratoianni – conclude – il compito di rappresentare la sinistra-sinistra e tornasse ad essere il duttile capo di governo che seppe accettare più di un compromesso”.
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