Nei piatti penne o tortellini al sugo, rosso pomodoro, e bicchieri di vino, sempre rosso. È la festa de L’Unità di Reggello. Al tavolo sul palco, dietro una bandiera del Pd scossa dal vento, Matteo Renzi e Eugenio Giani insieme, come ai vecchi tempi. Eppure dalla stagione del renzismo è cambiato il mondo, governi, segreterie. Il Nazareno ha cambiato pelle e visione, da quando Elly Schlein ha sbancato il botteghino delle primarie. L’ex premier nel frattempo dopo la stagione della ‘rottamazione’, dei mille giorni a Palazzo Chigi, dello strappo con il Partito Democratico, della fondazione di un partito tutto suo (Italia Viva), del (fu) Terzo Polo con Calenda, è tornato a bazzicare i luoghi del cuore dei dem in estate. A due mesi e mezzo dalle elezioni regionali – sempre che Eugenio Giani proceda a indirle nei giorni a cavallo di Ferragosto -, quale occasione migliore di un vis-à-vis col governatore uscente (e aspirante) della Toscana, alla Festa de L’Unità di Reggello, in un incontro moderato dalla capocronista responsabile della redazione di Firenze Erika Pontini. Anche perché dal 2020 la Regione è governata da una maggioranza espressa da Pd e Italia Viva. Naturale quindi, dopo un solo mandato, proseguire il lavoro (ri)partendo dal medesimo asse, dicono i renziani. Peccato che da sinistra si fanno sempre più forti le pressioni per invertire gli ordini di forza. Il termine di ingaggio infatti del potenziale campo largo per Avs, è anteporre la «discontinuità» che può essere impressa solo da un Pd a trazione schleiniana, con i 5Stelle e la stessa Avs a seguire. Soltanto l’esito delle elezioni determinerà, con pesature e percentuali, però il rapporto di forza interna alla potenziale giunta bis di Giani (Tomasi e centrodestra permettendo). Lo scrive La Nazione.
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