La croce e l’ancora

La croce e l’àncora

di Pierluigi Piccini

Sul drappellone, la croce si staglia netta, tagliando i colori come una bussola che indica direzioni diverse. Non è solo un emblema: è radice e punto d’arrivo, il segno che ogni Contrada riconosce e che, per un giorno, tiene insieme la piazza.

In alcune immagini, quella croce si allunga, scende verso il basso e si apre in due curve che cercano un fondale. Diventa ancora. Il legame con la corsa si intreccia così a quello con il viaggio: ciò che nel Palio raccoglie lo sguardo, in mare trattiene la nave in porto.

Cambia lo sfondo — il tufo dorato o l’acqua profonda — ma il senso resta: resistere alle tempeste, trovare un appiglio quando tutto si muove. Nella Lettera agli Ebrei, la speranza è «àncora dell’anima, sicura e ferma» (Eb 6,19): trattiene, ma non imprigiona.

Questo segno ha attraversato secoli e luoghi: dipinto su stoffe, inciso su pietre, appeso al collo di chi affronta un orizzonte incerto. Come Pietro, che tra le onde tese la mano verso Gesù e fu afferrato (Mt 14,30-31), ricorda che la forza non è solo nel resistere, ma nell’affidarsi.

Per questo la croce del drappellone e quella forgiata in forma di ancora sembrano parlarsi. Una appartiene alla corsa, l’altra al mare; entrambe alla speranza che sostiene e orienta il cammino.


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Un commento a “La croce e l’ancora

  1. Marcello Mersi

    Prendo in considerazione l’ancora che è simbolo di stabilità e fermezza. Nel corso del tempo l’ancora non poteva che diventare anche simbolo dell’amore. Quest’oggetto assume spesso nelle sue rappresentazioni il significato di fedeltà : l’ancora è saldamente attraccata al fondale marino e dona alla nave la stabilità di cui ha bisogno e senza la quale l’imbarcazione sarebbe in balia del mare. Un abbraccio forte carissimo G.M.

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