Inflazione. All’interno del territorio regionale, però, troviamo una situazione molto variegata sia in termini di rincaro assoluto sia di tasso d’inflazione: alcune città si collocano ai vertici della classifica nazionale e altre in posizioni più contenute con Pisa che addirittura è ultima, risultando perciò la città italiana dove i consumatori hanno patito i rincari minori. Arezzo segue Pistoia collocandosi al sesto posto con +622 euro (+2,3% di inflazione).
Lucca e Siena condividono la nona posizione, entrambe con +541 euro e inflazione del 2%. Grosseto è più in basso nella graduatoria, con un rincaro di 433 euro (+1,6%), valore in linea con l’inflazione media italiana. Firenze registra un incremento di 386 euro (+1,4%), inferiore rispetto alle altre città toscane. Livorno presenta dati analoghi: +379 euro e inflazione pari a +1,4%. Massa-Carrara infine si attesta a +298 euro (+1,1%).
Si tratta ovviamente di dati che risentono di numerose variabili, a partire dai rincari già registrati negli anni precedenti: in altre parole, questi numeri non significano che a Firenze vivere sia meno costoso che a Pistoia. Inoltre, si resta sempre in territorio positivo: i prezzi continuano a crescere (ormai in modo costante dal biennio 2021-2022, trainati dall’energia) e anche nei trimestri in cui si è registrato il segno meno significa semplicemente che sono cresciuti a un ritmo inferiore.
Guardando alla struttura dei rincari più recente (giugno-luglio 2025), secondo Istat i settori che pesano di più sull’indice generale sono alimentari e bevande (variazione tendenziale +3,5% e contributo più alto all’inflazione), servizi ricettivi e di ristorazione (+3,6%), e la componente «abitazione, acqua, elettricità e combustibili» (+2,4%). Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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