A foglia morta

Cari viaggiatori,
ho provato migliaia di volte a tirare le punizioni a foglia morta come faceva Mariolino Corso, che oggi ha lasciato questa terra per intraprendere un nuovo viaggio. Se ne va un idolo della mia generazione di appassionati di calcio. Era un pilastro della Grande Inter di Helenio Herrera. Poco fa ho visto la foto di un derby Inter-Milan. In primo piano c’è il rossonero Roberto Rosato, morto dieci anni fa. Calcio di altri tempi. Più bello? Di sicuro più lento. Ma forse anche più affascinante.
Buon viaggio

Scuola. L’insegnamento di Favignana

Cari viaggiatori,
siamo sempre in attesa della data di riapertura delle scuole. Settembre pare il mese ma non ci sono ancora il giorno e le modalità di riapertura. Nel periodo del confinamento si è supplito con la cosiddetta didattica a distanza. Sono stati mesi complicati per ragazzi e genitori. In questa modalità di apprendimento sono “favoriti” gli studenti di Favignana, nelle isole Egadi.
Ho letto che qui “si prova a fare scuola digitale da circa vent’anni. Un’impresa non semplice, ma che durante l’emergenza dovuta all’epidemia di coronavirus non ha trovato impreparati insegnanti, genitori e studenti. E così la scuola si fa online, mescolando tecnologia a metodi tradizionali. Senza lasciare nessuno indietro”. A Favignana, per una parte dell’anno, i docenti e gli studenti fanno fatica ad arrivare e allora si sono attrezzati per imparare a distanza. Insomma, Favignana insegna che le piattaforme digitali non sostituiscono il professore in aula ma sono uno strumento in più. Da utilizzare alla bisogna.
Buon viaggio

La stecca. Di chi?

Cari viaggiatori,
in molti si sono scatenati contro Sergio Sylvester, il cantante scoperto da Maria De Filippi, che ha cantato l’Inno di Mameli all’Olimpico prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Juventus. Il cantante si è “inceppato” durante l’esecuzione. Successe anche a Celentano durante un festival di Sanremo. All’Adriano nazionale venne perdonata la stecca, a Sergio no. E’ vero che Celentano cantava “..chi non lavora…” e Sylvester il Canto degli Italiani, ma la violenza verbale sui social è stata davvero forte e sproporzionata rispetto alla stecca. Semmai ci sarebbe da chiedersi perché non ho letto (ma potrei essere stato lettore disattento) critiche a chi stava attorno al cantante con le mani incrociate. La mia maestra elementare Cosma Serchi, e poi i miei superiori durante il servizio militare, mi insegnarono che Fratelli d’Italia si ascolta, o si canta, stando sull’attenti. Più avanti con gli anni ho imparato che si ascolta, o si canta, con la mano destra sul cuore. Insomma, una libera scelta tra due opzioni. Né sull’attenti, né mano sul cuore ho visto nella tribuna dello stadio Olimpico. E neppure commenti critici ho visto o letto. Sulla stecca di Sergio Sylvester sì. Molti.
Buon viaggio

Ottimismo e Italia-Germania 4-3

Cari viaggiatori,
nella partita del secolo Italia-Germania 4-3 del 17 giugno 1970 c’è un insegnamento: da una vicenda brutta può nascere una bella storia. Se Schnellinger non avesse pareggiato nei minuti di recupero, non ci sarebbero stati i tempi supplementari e la partita del secolo sarebbe stata la solita striminzita vittoria all’italiana, un gol e tutti in difesa. Invece da quella rete che mise, momentaneamente, in ginocchio l’Italia nacquero l’impresa azzurra e trenta minuti indimenticabili. Pochi ottimisti speravano in quel finale. Winston Churchill ci viene in soccorso con un suo pensiero: “L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità”. Riflettiamoci.
Buon viaggio

In ricordo di un pensatore libero

Cari viaggiatori,
se n’è andato un pensatore libero, come è stato definito il filosofo Giulio Giorello dal giornalista Riccardo Cucchi. In una delle ultime interviste che aveva rilasciato, Giorello al quotidiano Il Dubbio aveva parlato dell’insegnamento a distanza e della giustizia. Sulle lezioni via zoom o altre piattaforme virtuali aveva detto: “Questa modalità mi pare ci faccia perdere una delle componenti più interessanti dell’insegnamento: il faccia a faccia tra docente e studente. Si tratta di uno strumento enorme di controllo e di valutazione nel corso della lezione stessa. Tutto questo viene perduto e onestamente non capisco bene con cosa si possa recuperare”. Poi Giorello indicava un problema ben più radicato del coronavirus nel rapporto rischi-azioni “distanziamento salva la vita? Certo. Ma se uno esce di casa può essere colpito in testa da una tegola che cade da un tetto. Allora dovremmo vietarci di uscire di casa per evitare tegole vaganti? Certo stando chiusi in casa ci sentiamo più al sicuro. Ma si tratta di una sicurezza ben miserabile”.
Dalla scuola all’università passando al tema giustizia. In quella intervista il filosofo si occupava del blocco delle udienze nei tribunali: “L’esercizio della legge era la prova di un grande teatro. Adesso il grande teatro non più, è sostituito da palliativi. Prima o poi si dovrà tornare alle forme di espressioni classiche della giustizia. Sia nelle aule giudiziarie come in quelle universitarie. Questo tipo di palliativi sono portato a giustificarli soltanto se hanno una durata temporale assai limitata. Questo è il punto di fondo. Se così non fosse, rischiamo di perdere molte componenti rilevanti sotto il profilo umano del nostro vivere sociale”. Purtroppo Giorello non è riuscito a vivere questa nuova pagina dell’emergenza finitanonfinita. Il suo pensiero ci manca e ci mancherà.
Buon viaggio

Oggi e domani

Cari viaggiatori,
non bisogna essere ottimisti a tutti i costi anche quando il cielo è nerissimo e minaccia tempesta. Ma guardare con fiducia al futuro ci fa lavorare meglio e ci aiuta a superare gli ostacoli. Ci viene in soccorso il pensiero di Bob Marley, cantautore e attivista giamaicano diventato famoso per la sua musica reggae, dedicata alla lotta contro l’oppressione politica e razziale. Tra i messaggi che ci ha lasciato ce n’è uno molto adatto a questi tempi. Dice Marley:”Non aver paura del domani. Perchè in fondo oggi è il giorno che ti faceva paura ieri”.
E oggi è stato meno brutto di quello che prevedevi ieri. E domani, quindi, andrà bene.
Buon viaggio

Il sole dopo la pioggia

Cari viaggiatori,

il Maestro Luis Sepulveda ci ha lasciato tanti messaggi positivi. Eccolo uno di questi: “Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice; uno di questi si chiama acqua, un altro ancora si chiama vento, un altro ancora si chiama sole e arriva sempre come una ricompensa dopo la pioggia”.

Se la quantità di sole che arriva è direttamente proporzionale alla intensità del temporale che si è abbattuto sull’umanità, ci scotteremo tutti.

Buon viaggio

Che notte… quella notte

Cari viaggiatori,

che notte, ragazzi, quella notte allo stadio Atzeca di Città del Messico. Era il 17 giugno 1970, avevo dodici anni e mezzo e una passione sfrenata per il calcio. E’ passato mezzo secolo da quell’Italia-Germania 4-3. Quante emozioni e quanti ricordi. La vidi insieme al mio babbo. Incollati davanti al televisore collocato sul frigorifero. Una partita che sembrava finita con uno striminzito 1-0 e l’Italia in finale mondiale con il Brasile di Pelè.

Invece il bello doveva venire. Nel recupero rete di Schnellinger, il difensore del Milan. Una zampata e Albertosi, il portiere azzurro, battuto. Imprecazioni contro il tedesco. Si va ai supplementari. Trenta minuti di passione. Un’altalena di emozioni, come dicevano i cronisti del tempo. La voce di Nando Martellini raccontò quella partita epica. Chi non l’ha vista in diretta si è perso un capolavoro che ora rivive con il libro fresco di stampa di Maurizio Crosetti, giornalista di Repubblica, e tra qualche ora attraverso quello di Riccardo Cucchi, il radiotelecronista gentiluomo, che non vedo l’ora di leggere. Di quel mondiale del ’70 non ci si ricorda neppure la finale, che perdemmo nettamente contro il Brasile. Nei ricordi di generazioni di italiani è rimasta impressa nella mente Italia-Germania 4-3. La finale andò come andò. Gli azzurri erano stanchi, il mio idolo De Sisti non ne poteva più, e i brasiliani troppo forti per la nazionale di Ferruccio Valcareggi, un mito. Molti ma-oisti (quelli che cercano sempre il pelo nell’uovo) non lo ricordano come il commissario tecnico che vinse il titolo europeo a Roma e che ci portò in finale mondiale in Messico ma per aver schierato solo per sei minuti Rivera nella sfida con i brasiliani.”Ah, se lo avesse fatto entrare prima” quante volte lo hanno ripetuto i ma-oisti. Anche io feci quella domanda a Valcareggi, quando ebbi l’onore di premiarlo al circolo Arci della Coroncina. Uccio, un vero Signore, allargò le braccia. Deve aver pensato: “Dovevo venire a Siena per sentirmi fare questa domanda?”. Non lo disse a voce alta, perchè era, appunto, un Signore, In quel momento mi sentii un po’ ma-oista anche io.

 Buon viaggio 

In ricordo di Paolo Frajese

Cari viaggiatori,

venti anni fa ci lasciava Paolo Frajese, un Giornalista con la G maiuscola. Un cronista poliedrico, appassionato, scrupoloso, capace di raccontare qualsiasi fatto con grande professionalità. Tra i tanti suoi servizi che ricordo é la cronaca dei funerali dei carabinieri uccisi a Monteroni d’Arbia dai terroristi di Prima Linea. Un servizio così emozionante che il telegiornale gli dedicò uno spazio molto più ampio di quello previsto per analoghi fatti.Paolo Frajese fece per anni le telecronache del Palio, una Festa che amava e con la quale era entrato in sintonia grazie ai consigli della moglie Ester e del suocero Corrado.

Insieme alle autorità senesi ho organizzato per tredici anni il premio intitolato a Frajese, una semplice targa con l’immagine del giornalista.

Ogni anno rimanevo colpito dal fatto che le star del giornalismo italiano venivano a Siena per un pomeriggio per ricevere una semplice targa. Ferruccio De Bortoli, Enrico Mentana, Paolo Mieli, Aldo Cazzullo, Piero Angela, Vincenzo Mollica, Sergio Zavoli, Nico Piro, Tito Stagno, Carlo Verdelli, Mario Calabresi, Gianni Letta, Walter Veltroni, Lamberto Sposini, Tiziana Ferrari, Antonio Caprarica, Joaquin Navarro Valls e tanti altri sono passati da Siena per rendere omaggio a un loro illustre collega proprio per la grandissima stima di cui godeva.

Buon viaggio

L’edicola in…mascherina

Cari viaggiatori,

era da tempo che non vedevo le persone in coda alle edicole. È successo negli ultimi giorni in Toscana grazie a una intelligente iniziativa di distribuzione gratuita delle mascherine.

La Regione, in sinergia con il quotidiano La Nazione, la Poligrafici Editoriale e le agenzie di distribuzione dei giornali, ha deciso di proseguire la consegna delle mascherine attraverso le edicole. In due giorni ne sono state consegnate più di un milione e mezzo. Un’operazione che ha un alto valore sotto molteplici aspetti: da una parte si contribuisce all’attività di protezione della salute e dall’altra si rivitalizza un luogo di socialità quale è sempre stato l’edicola. Si tratta di un benefico intreccio tra enti pubblici e privati accomunati dall’emozionante e coinvolgente slogan “il privilegio di fare qualcosa per gli altri”.

Con un po’ di fantasia si possono fare tante cose belle insieme e in questa iniziativa c’è anche un ritorno al passato per le edicole, come luogo di socialità. Dal giornalaio si andava per comprare il quotidiano ma anche per parlare, per sapere le ultime notizie sulla vita cittadina e qualche pettegolezzo su questo o quel personaggio. E, soprattutto nei paesi, all’edicola si trovava di tutto, dai quaderni di scuola alle sigarette, i giocattoli e perfino la frutta e la verdura. Pensate, il primo giornalaio che ho conosciuto faceva il calzolaio a Taverne d’Arbia. Mentre risuolava le scarpe ti consegnava il giornale e le figurine Panini. E poi Linda dell’Arco dei Pontani e l’Aliciati in piazza del Monte, due storiche edicolanti di Siena in amichevole concorrenza e da cui ti dovevi fermare per avere una notizia in più e conoscere i gusti dei lettori. Per le edicole quindi c’è un ritorno al passato che potrebbe segnare un bel punto a favore per il loro futuro.

Buon viaggio